A 20 anni dalla morte del calciatore Bergamini rimangono tanti dubbi «Mio figlio non si è suicidato, queste cose succedono solo in Calabria o quando di mezzo di sono calabresi. Me lo hanno ucciso». Parla così Domizio Bergamini, padre di Donato "Denis" Bergamini, il calciatore del Cosenza morto vent'anni fa, il 18 novembre del 1989, nei pressi di Roseto Capo Spulico (Cosenza), in circostanze mai chiarite (finì sotto a un camion). La dichiarazione di Domizio Bergamini appare oggi in uno speciale di due pagine del Quotidiano della Calabria che ricostruisce la figura, non solo calcistica, di Denis Bergamini, morto a 27 anni dopo una discreta carriera da calciatore con Imolese, Russi e Cosenza (fino alla Serie B).
In particolare, di rilievo è l'intervista al padre Domizio, raggiunto telefonicamente dal giornalista Alessandro Russo nella sua abitazione in Romagna. «Mio figlio - dice - non si è suicidato e poi bastava guardare il corpo dopo il decesso». E ancora: «Una volta - aggiunge Domizio Bergamini - mi telefonò la fidanzata e mi disse che Denis le aveva promesso in regalo una Maserati. Ho risposto che di macchine gliene avrei regalate non una ma due, basta che mi dicesse com'è morto mio figlio». Non è convinto del suicidio neanche Gianni Di Marzio, che traghettò il Cosenza in Serie B una stagione prima della morte di Bergamini. «Sembrano strane - dice Di Marzio - tutte queste storie della fuga in Grecia, del traghetto, di questo ragazzo che si buttava sotto l'autocarro».
14 novembre 1989
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