Accuse a Moggi anche da Grabbi: "Mi disse che non avrei più giocato"
"Nel 2000, dopo aver avuto garanzie che sarei rimasto alla Juventus come attaccante di riserva, sono stato improvvisamente ceduto alla Ternana, con cui ero in comproprietà, per un niente. Forse anche perché non diedi la mia procura ad Alessandro Moggi ed a Franco Zavaglia. I miei rapporti con Luciano Moggi non sono mai stati buoni". Ha detto così Corrado Grabbi, che ha cambiato molte squadre ma aveva forse il sogno di rimanere nella squadra della sua città. Oggi ha deposto al processo per la presunta illecita concorrenza esercitata dalla Gea, la società di Alessandro Moggi.
Grabbi, 32enne oggi giocatore del Bellinzona, ascoltato come testimone, ha ricordato che il suo procuratore è stato sempre Giuseppe Galli e che risalgono alla stagione 1995-96 gli approcci di Moggi jr e di Franco Zavaglia per acquisire la sua procura. "Mi pressarono per tutto il periodo del ritiro della Juve in Svizzera - ha dichiarato - ma non accettai. Poi non ci furono più richieste". Poi riguardo all'ex direttore generale bianconero, ha spiegato: "I rapporti con Luciano Moggi non sono mai stati buoni. Nel '96-'97, la Juve cercò invano di cedermi al Cosenza e quando rifiutai anche di andare a Prato, perché mi offrivano un ingaggio troppo basso, Moggi mi disse che dovevo andare a giocare nel giardino di casa mia e mi fece sbattere fuori dallo stanzino dello spogliatoio bianconero, che c'era nella sede del calciomercato, a Milano".
Grabbi ha poi ricordato quando nel dicembre 1994 fu messo fuori rosa per un mese ("mi allenai con la Primavera") perché accusato di aver preso parte a una rissa scoppiata in una discoteca del Sestriere. "Mi convocò in sede Luciano Moggi, mi attribuì questa cosa che addolorò molto la mia famiglia". L'avvocato Paolo Rodella, difensore di Moggi jr e Zavaglia, nel controinterrogatorio, ha chiesto a Grabbi: "E' a sua conoscenza il fatto che della rissa scrissero alcuni giornali? Sa che furono scattate delle fotografie?". (Apcom)
4 marzo 2008