Ancora una morte inquietante nel ciclismo, forse suicida l'ex corridore Sagasti È un autunno crepuscolare quello che sta attraversando il mondo del ciclismo, che pure continua a vivere la sua esistenza attraverso due realtà opposte tra loro, tra denaro e disperazione. Così se i titoli dei giornali vanno sull’offerta faraonica dell’Astana per Contador, c’è un limo fangoso sott’acqua, fatto di tragedie e morti. Ieri in Spagna è stato trovato morto, probabilmente suicida, Agustin Sagasti, ex corridore spagnolo di 39 anni. Il corpo è stato ritrovato dalla madre. Il basco, che aveva interrotto la sua carriera a soli 23 anni per un terribile incidente in gara, soffriva da tempo di depressione.
Non è il primo e purtroppo non sarà l’ultimo, come dimostra l’altrettanto tragica scomparsa del belga Dimitri De Fauw, 28 anni, pistard suicidatosi lo scorso 5 novembre ed anche lui sofferente del “male silenzioso”. Non si è spento ancora l’eco della morte di Frank Vandenbroucke in Africa e tutto questo pone diversi interrogativi sullo stress vissuto nel mondo delle due ruote: il doping come risorsa per “tirarsi fuori” dal gruppo, per rispondere alle richieste pressanti di sponsor e manager, ma non solo: la vicenda Pantani deve ricordare tutto il marcio che gira intorno alla carovana, dove certe volte è meglio dimenticare in fretta chi fallisce e guardare alla tappa successiva, almeno fino a quando la ruota non sbanderà oltre il ciglio della vita.
10 novembre 2009
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