Basket, il patron della Virtus Bologna accusato di estorsione aggravata
Il Pm di Bologna Enrico Cieri ha formulato l'imputazione coatta per estorsione aggravata a carico dell'imprenditore e proprietario della Virtus Pallacanestro Bologna Claudio Sabatini. Un passaggio scontato dopo che il Gip Michele Guernelli aveva respinto per due volte la richiesta di archiviazione formulata da Cieri e imposto la formulazione del capo di accusa.
Così il Pm ha dovuto formulare la richiesta di rinvio a giudizio che ora verrà discussa davanti ad un altro Gup. Ad accusare Sabatini di estorsione era stato Massimiliano Boccio, titolare della Caffè Maxim poi fallita, ex sponsor della Virtus. Il fatto che l'estorsione sia aggravata è dovuto al fatto che sarebbe stata compiuta da più di una persona: l'imputazione coatta, infatti, riguarda anche il fratello del numero uno Virtus, Fabio, e Stefano Nannucci, amministratore di una società del gruppo che fa capo a Sabatini, la Magellanica Consulting. Boccio aveva accusato Sabatini e altre persone (per alcune di loro c'è stata l'archiviazione) di averlo costretto a vendere macchine di lusso (a prezzi inferiori a quelli di mercato) e appartamenti, a fronte di difficoltà finanziarie della Caffè Maxim che non avrebbe potuto onorare nei tempi dati le cambiali del contratto di sponsorizzazione.
Dopo che il Gip aveva imposto l'imputazione coatta Sabatini si era detto «convinto che il prosieguo del processo evidenzierà la mia completa assenza di responsabilità». Sabatini è indagato dalla Procura bolognese in un altro fascicolo per l'ipotesi di bancarotta preferenziale, sempre nell'ambito di un'indagine nata dal fallimento della Caffè Maxim. Secondo l'ipotesi degli inquirenti Sabatini, pretendendo il pagamento dei debiti che Boccio aveva nei suoi confronti, avrebbe concorso nel fallimento per cui lo stesso Boccio è indagato per bancarotta, in questo caso però fraudolenta.
23 aprile 2008