Caciopoli, la difesa di Mazzini e Racalbuto: «Indagine piena di anomalie» L'udienza che ha segnato la ripresa dopo la pausa estiva del processo a Calciopoli non ha fatto registrare gli annunciati fuochi d'artificio. Per quelli, con ogni probabilità, si deve aspettare la prossima settimana, quando i legali di Luciano Moggi dovrebbero tirar fuori l'asso dalla manica, ovvero quelle telefonate di "sicura rilevanza" che sono state sbobinate tra luglio e agosto e che negherebbero l'esistenza della cupola ipotizzata da investigatori e pm.
Nel frattempo, ecco il nuovo attacco frontale all'impianto accusatorio, firmato stavolta dai legali di Innocenzo Mazzini e Salvatore Racalbuto. «Questa indagine è piena di anomalie», ha sottolineato Claudio Botti, difensore dell'ex vicepresidente della Figc. «Vi è stata una costante fuga di notizie finalizzata all'unica sanzione che ha effetto immediato: quella mediatica. Il che è un reato, in quanto si trattava di documenti non pubblicabili». Botti ha poi preso di mira le intercettazioni: «La Cassazione ha stabilito che possono costituire fonte diretta di prova della responsabilità qualora siano gravi, precise e non equivoche, non suscettibili di altra interpretazione, concordanti e quindi non contrastanti tra loro, di modo che la conversazione non lasci margini di dubbio sul senso della stessa. Ma c'è di più, c'è una serie di telefonate occultate in quanto non servivano alla causa, come se il pm fosse stato un avvocato di parte, cosa che non può permettersi: egli è un pubblico ufficiale e non può permettersi una indagine parziale, ma deve indagare in una prospettiva di verità, senza vincoli in chiave accusatoria». Eccole spuntar fuori, quindi, le intercettazioni "scartate". Botti però ha concluso cosi': «Mazzini è una persona onesta, parlava molto, millantava anche molto. Ma gli volevano tutti bene. Piuttosto, nel calcio ci sono tanti personaggi più inquietanti».
E' poi toccato all'avvocato Vittorio Bratti, a sua volta difensore di Mazzini, che si è concentrato sul tema del presunto piano di salvataggio a favore della Fiorentina: «I risultati delle partite decisive dicono il contrario. Vedete com'è finita contro Lazio e Brescia. Tra l'altro non c'e' neppure traccia di intercettazioni che riportino lamentele per il presunto patto disatteso. E poi, come evitare di vedere che non c'è prova di attività in favore della Fiorentina. Non ci sono i fatti. Chiaro che per i pm era più facile affidarsi alla prova logica».
La parola è quindi passata all'avvocato Giacomo Mungiello, legale dell'ex arbitro Salvatore Racalbuto: «Non vi è stato un solo teste che abbia confermato gli assunti dell'accusa. Abbiamo sentito più di 100 testimoni e tutti hanno detto che non vi era nulla che potesse far pensare all'esistenza di un'associazione finalizzata alla frode sportiva», è stato il primo affondo, di ampio respiro. Poi si è entrati nel particolare: «Nucini? Lui ci ha detto cose inenarrabili. Ancora non ho capito la sua presenza qui in aula, se come teste o in altre vesti. Piuttosto non c'è alcun dato oggettivo che faccia emergere reati o contropartite conducibile al mio assistito. Non c'è alcuna causale». Per Mazzini e Racalbuto gli avvocati hanno chiesto l'assoluzione.
Ed ora fari puntati sulla prossima udienza, fissata per martedì 27, quando toccherà a Paolo Trofino e Maurilio Prioreschi, difensori del principale accusato, Luciano Moggi. Sarà il giorno delle intercettazioni scovate dai due legali, ma anche delle decisioni sull'arringa a difesa di Paolo Bergamo, assistito da Silvia Morescanti, attualmente in maternità. «La aspetteremo fin quando potremo», ha detto oggi il presidente della nona sezione penale Teresa Casoria, che però ha allertato proprio Morescanti, ricordandogli che è lui il sostituto processuale, e che quindi si deve tenere pronto. Agli sviluppi di quest'ultima vicenda è legata la data della sentenza.
20 settembre 2011
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