Cagliari, 3 punti di penalizzazione per violazione della clausola compromissoria
La commissione disciplinare della federcalcio ha inflitto una penalizzazione di 3 punti da scontarsi nell'attuale campionato al Cagliari ed un anno di inibizione al presidente Massimo Cellino. Presidente e società multati anche per 30mila euro complessivi.
Il presidente Cellino è stato condannato per avere adito le vie giudiziarie nei confronti dei un ex-calciatore del Cagliari, Gianluca Grassadonia, senza preventivamente ottenere l'autorizzazione del consiglio federale ed in violazione perciò della clausola compromissoria.
Cellino aveva querelato Grassadonia, all'epoca dei fatti in Serie C-1, per dichiarazioni rese dal calciatore all'agenzia radiofonica GRT il 7 febbraio del 2007. Nella tesi difensiva avanzata dalla difesa, si è tentato di porre in rilievo la "inevitabilità" dell'atto di Cellino, al fine di riportare serenità nell'ambinete e nella tifoseria rossoblù, ma la commissione disciplinare ha invece replicato che la clausola compromissoria non distingue tra interessi soggettivi e interessi legittimi o pubblici.
Secondo il dispositivo di sentenza, quindi, Cellino avrebbe dovuto prima richiedere l'autorizzazione, anche "esplicitando l'urgenza per una tempestiva risposta". La nuova classifica di Serie A, quindi, vede il Cagliari sempre ultimo, ma ora a quota 15 punti, a -6 dalla Reggina, -8 dal Livorno e a -9 dal quartultimo posto occupato dal Catania.
Sul Cagliari è pendente peraltro un altro procedimento per doppia violazione della clausola compromissoria perchè la società si è rivolta due volte a un tribunale ordinario (di Cagliari e Milano) nell'ambito di un contenzioso con l'ex direttore generale Oreste Cinquini.
ECCO COSA DISSE GRASSADONIA
Queste le dichiarazioni di Grassadonia all'agenzia GRT il 7 febbraio 2007: «Spesso le persone che fanno parte del mondo del calcio, come i presidenti delle società, sono le prime ad avere bisogno di questi cosiddetti tifosi. Sono sensazioni legate alla mia storia personale dovuta ad un rapporto di rottura tra me e il presidente del Cagliari. Ricordo che il responsabile del centro di coordinamento, amico stretto di Cellino, se ne uscì dicendo che era preferibile che io non tornassi in Sardegna, nonostante ce ne fosse la possibilità. Il tutto 6 mesi dopo aver stigmatizzato la mia situazione, incolpando i tifosi. Fece capire che ci sarebbero state situazioni particolari nei miei confronti. Seguirono scritte sui muri contro di me e l'incendio della mia auto. Il fatto che la società non mi abbia mai cercato dopo fatti gravi che mi sono capitati, mi fa pensare che ci sia lo zampino, in prima persona, del presidente Cellino».
29 febbraio 2008