Calcio, Moratti e Preziosi deferiti per la trattativa che ha portato Milito all'Inter
Gli acquisti di Diego Milito, l’uomo che ha firmato con i suoi gol lo scudetto, Coppa Italia e Champions League dell’Inter, e Thiago Motta, altro elemento cardine dei nerazzurri, finiscono nel mirino della Procura federale. Sul tavolo di Stefano Palazzi c’è un faldone che riguarda la trattativa e il contratto dei due giocatori, passati nel 2009 dal Genoa all’Inter, nell’ambito di una maxi operazione che ha coinvolto anche altri giocatori (Bonucci, Acquafresca, Bolzoni, Fatic e Meggiorni a vario titolo).
Il nodo è questo: quella trattativa, secondo quanto detto e confermato da Preziosi (Moratti, in verità, nega e afferma il contrario), fu condotta proprio dai due massimi esponenti delle società. Normale procedura, se non fosse che Enrico Preziosi era, dal 27 maggio del 2005, inibito per cinque anni (con proposta di radiazione) e, dunque, a fine maggio del 2009 non avrebbe potuto, in virtù delle leggi federali, prendere parte ad alcuna trattativa (così come non potrebbe scendere negli spogliatoi, entrare sul terreno di gioco, partecipare alle vicende della Lega e della Figc).
Con grande ritardo il procuratore Palazzi ha deferito Moratti (nella foto, inter.it) e Preziosi alla Commissione di Disciplina Nazionale (protocollo n. 8430/ 139pf09- 10/ SP/ blp) lo scorso 31 maggio per violazione dell’articolo 10 (Doveri e divieti in materia di tesseramenti, trasferimenti, cessioni e controlli societari) comma 1, dove si ricorda che, in merito «al trasferimento, alla cessione di contratto o al tesseramento di calciatori e tecnici (...) E’ fatto altresì divieto, nello svolgimento di tali attività, di avvalersi di soggetti non autorizzati e di avere, comunque, contatti con tesserati inibiti o squalificati. In questi casi gli atti, anche se conclusi, sono privi di effetto ».
I fatti risalgono alla fine di maggio 2009 quando, a colazione, Preziosi e Moratti discutono e trovano l’accordo per il passaggio di Milito e Motta dal Genoa all’Inter. Lo riferisce ( e lo confermerà poi agli 007 federali) Preziosi all’emittente genovese Telenord: «Ho visto Moratti a colazione, abbiamo raggiunto un accordo sulla valutazione dei due calciatori (Motta e Milito) e ci siamo stretti la mano. Tra di noi c’è molta simpatia e nel futuro potrebbero esserci altre collaborazioni. Non voglio entrare nei dettagli: abbiamo ottenuto delle contropartite importanti. Posso solo rivelare che dell’affare fa parte Acquafresca» . Un’intervista poi ripresa da quotidiani e siti internet e dalla quale è nata l’inchiesta.
La dichiarazione di Preziosi e la ricostruzione di quella giornata è stata smentita da Moratti ai collaboratori della Procura. Il presidente dell’Inter ha chiarito che nell’occasione fu avvisato da Preziosi della sua inibizione e che, dunque, non parlarono di mercato. Ma la difesa del numero uno nerazzurro non ha convinto il procuratore Palazzi, in virtù della ricostruzione effettuata ascoltando altri tesserati sulla vicenda. Per questo ha fatto scattare il deferimento, anche se tardivo e a campionato ampiamente chiuso e ufficializzato da bolli e controbolli.
Preziosi è stato deferito per l’articolo 1 (lealtà e probità), per l’articolo 19, comma 2 lettera a («L’inibizione temporanea comporta in ogni caso il divieto di rappresentare la società di appartenenza in attività rilevanti per l’ordinamento sportivo nazionale e internazionale» ) e per l’articolo 10 comma 1 ( che abbiamo citato sopra), il Genoa per responsabilità oggettiva (Preziosi è il socio di riferimento per il club rossoblù). Moratti, invece, è stato deferito per la violazione degli articoli 1 e 10 del codice di giustizia sportiva, con l’Inter che entra nel procedimento per responsabilità diretta (è coinvolto il suo presidente). Una situazione pericolosa per i nerazzurri.
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