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Calcio, parla il legale della famiglia di Beatrice: "Abbiamo certezza di pratiche illecite"

I familiari di Bruno Beatrice, l'ex calciatore morto per leucemia il 16 dicembre 1987, attendono l'evolversi della situazione relativa all'inchiesta della Procura di Firenze: «La famiglia prenderà una decisione» ha spiegato il legale Odo Lombardo, interpellato sulla possibilità che la vedova Gabriella e i figli Alessandro e Claudia si costituiscano parte civile: «Credo che i figli intendano seguire il processo - ha aggiunto - ora aspettiamo l'evolversi degli eventi e le decisioni del pm, in questo momento è prematuro parlare».

L'inchiesta sulla morte dell'ex mediano della Fiorentina anni '70, e di altri tre calciatori della squadra toscana, vede ora indagato per omicidio preterintenzionale Carlo Mazzone, ex allenatore viola che domani sarà a Firenze per essere ascoltato dai magistrati della Procura. Sono inoltre indagate altre due persone, di cui non è stata resa nota l'identità.

La perizia medica in mano al pm Luigi Bocciolini sembra evidenziare la compatibilità fra la terapia a base di raggi Roentgen a cui Beatrice, nel 1976, fu sottoposto per guarire da una fastidiosa pubalgia, e la leucemia acuta diagnosticatagli nel 1985. Il giocatore sarebbe stato sottoposto a un centinaio di sedute di cura in tre mesi: «Siamo certissimi che siano state fatte pratiche mediche e farmacologiche illecite - ha detto l’avvocato Lombardo - e che sia stata violata una serie di prescrizioni relative alla somministrazione di medicinali. C’è stata una grandissima imprudenza nel praticare un numero così elevato di trattamenti Roentgen».

Riguardo le responsabilità di tecnici e medici di allora, l'avvocato è netto: «Quando un atleta riceve un trattamento farmacologico, ed i medici sociali sono informati, i responsabili avrebbero dovuto sapere cosa faceva l'atleta. L'allenatore di allora doveva saperlo, come il medico sportivo, come avrebbero dovuto saperlo anche il direttore sportivo e il presidente».

12 dicembre 2007


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