Calcioscommesse, Doni vuota il sacco: «E' vero, le partite erano truccate Lo era anche Atalanta-Pistoiese del 2000» Cristiano Doni finalmente vuota il sacco: «Sono stato un imbecille, in carcere ho capito». L'ex capitano dell'Atalanta ammette le sue responsabilità per il Calcioscommesse, spiega, si lascia andare in lacrime dalle pagine della Gazzetta dello Sport di oggi dopo averlo fatto con i magistrati di Cremona che indagano sulle partite truccate. «Non prendetemi come esempio», dice il 38enne ex giocatore nerazzurro. «I miei errori sono iniziati nella partita con la Pistoiese di 12 anni fa. Anche quella gara fu combinata. Sono stato stupido, pensavo di farla franca», ammette Doni. Parliamo di Atalanta-Pistoiese 1-1 di Coppa Italia dell'estate 2000. Ci fu un processo sportivo per tanti giocatori, compreso lui, Allegri (attuale tecnico del Milan), Zauri, Siviglia. Molti scommisero personalmente: non era ancora vietato. Truccarele partite però lo era, eccome. In primo grado quasi tutti condannati per illecito, ma in appello assoluzione generale. Mancava la pistola fumante di quel tarocco nonostante i sospetti fossero quasi certezze.
A chi si avvicina ora al mondo del calcio cose direbbe? «Che deve giocare pulito. Sempre. E non dare retta a chi gli chiede di barare. Anche fosse un compagno. Deve denunciarlo, far finta di nulla è grave quasi come alterare una partita... Non prendete esempio da me». In carcere, Doni si è reso conto della gravità della situazione. «Già... Stavo da solo e ripetevo "Ma come hai fatto? Quanto sei stato stupido"...».
«La cosa più difficile è stata preparare mia figlia, spiegarle quello che era accaduto al papà. In Italia molte cose sbagliate diventano la prassi. Anche nel calcio. Tanto per iniziare solo ora, dopo aver provato l’esperienza del carcere, mi vergogno di quando andavo e più spesso venivano a chiedermi di non impegnarci troppo perché a noi il risultato non serviva. In Spagna, dove ho giocato, non è così: la regolarità di una sfida è sacra. Da noi ti guardano male se fai il contrario. E sono vergognosi gli inseguimenti negli spogliatoi tra calciatori perché una squadra già retrocessa non ha perso in casa di una pericolante. E mi domando: perché nessuno fa nulla? Perché gli arbitri non sospendono una gara se si accorgono che un giocatore fa segnare l’avversario? Perché i tanti ispettori della procura federale non capiscono quello che ogni tifoso presente allo stadio intuisce? Guardi, sonola personameno indicata per fare la morale agli altri. Ho sbagliato, forse ho pagato anche oltre le mie colpe. Ma è giusto così. Doni non era un angelo, ma nemmeno il diavolo come ho letto. Però il calcio non può continuare in questo modo. Non è credibile».
28 gennaio 2012
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