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Calcio, scontri nel derby Lazio-Roma: tre accoltellati, uno è grave


Incidenti, scontri e feriti a Roma per il derby di calcio tra Lazio e Roma finito 1-2. Sono fuggiti terrorizzati dall’auto in fiamme mentre sul Lungotevere Maresciallo Diaz imperversava la battaglia campale tra tifosi laziali e romanisti. Una donna tunisina e due bambini di 9 e 11 anni - il più piccolo è rimasto ferito alla gamba dal lancio di una bottiglia - sono scampati alla morte tra le fiamme divampate nell’abitacolo della loro Renault Clio ferma, al centro della carreggiata, mentre partiva un fitto lancio di fumogeni e petardi tra tifoserie dai lati opposti del Tevere. Una famiglia che stava tornando a casa. È l’epilogo della notte di guerriglia esplosa dopo il derby.

Follia e rabbia collettiva per un bilancio che conta nove feriti. Sette tifosi - tre accoltellati, di cui uno grave ma non in pericolo di vita con una ferita alla gola – e due carabinieri. Uno stadio blindato da oltre 1.500 uomini delle forze dell’ordine in assetto antisommossa che, alla fine della partita, si è trasformato in teatro di guerra con lancio di bottiglie, petardi e fumogeni, cassonetti rovesciati, “puncicate” tra tifosi e decine di cariche delle forze dell’ordine. I primi incidenti in largo de’ Bosis poco dopo le 20.30, con il fitto lancio di petardi e fumogeni tra opposte tifoserie. Una battaglia che le forze dell’ordine hanno provato a sedare con cariche di alleggerimento. Ma le fazioni si sono ricomposte e la guerriglia si è spostata sul ponte Duca d’Aosta, dove circa duecento tifosi romanisti attendevano l’arrivo dei laziali. Quattro i fermati tra i teppisti che facevano parte di un gruppo di romanisti che, col viso coperto da passamontagna, aveva teso un vero e proprio agguato ai laziali nei pressi del bar River. Ancora scontri, questa volta con la polizia. Che risponde con le cariche e conquista ponte Duca d’Aosta per schierarsi, con uomini e mezzi blindati, al centro di lungotevere Flaminio.

Una serata di incidenti, una guerriglia iniziata un’ora prima del match, quando in largo Maresciallo Diaz sono esplose le prime bombe carta lanciate dai romanisti che, assiepati nei pressi degli chalet, hanno teso agguati ai laziali di passaggio in scooter. Calci, sputi e insulti. Ma lo stadio Olimpico -blindato da 1.500 uomini delle forze dell’ordine - aveva retto l’afflusso dei tifosi, con uno schieramento imponente: un lungo “cordone” che aveva spaccato in due le curve Nord e Sud. Poi gli scontri, poco prima del fischio d’inizio, in tribuna Tevere, quando sono partiti lanci di petardi dalla Curva Nord verso i romanisti che hanno caricato la polizia per cercare di entrare in contatto con i laziali. Manganellate e rinforzi riportano la calma, ma la scena si ripete dopo la rete del pari. Il bilancio finale è di uno steward ferito e tre tifosi arrestati. «Quando oltre ad una persona accoltellata, un bambino viene ferito seppure lievemente dopo una partita, tutti devono riflettere attentamente e assumersi le proprie responsabilità. Queste violenze non hanno nulla a che fare con il tifo». È il commento, amaro, del sindaco di Roma, Gianni Alemanno.

18 aprile 2010



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