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Calciopoli, Juve-Milan del 2005 non fu controllata perché l'arbitro era Collina

Il presunto pilotaggio dei sorteggi arbitrali e delle designazioni degli assistenti e le pressioni sugli organismi federali per ottenere decisioni favorevoli. Sono tra i principali argomenti affrontati alla ripresa del processo di Calciopoli davanti alla nona sezione del tribunale di Napoli, con l'interrogatorio del colonnello dei carabinieri Attilio Auricchio che svolse le indagini.

Auricchio ha risposto alle domande dei pm e a quelle degli avvocati del collegio di difesa (i legali di Moggi interverranno il 23 marzo). Auricchio ha spiegato inoltre che dalle intercettazioni era emerso che le designazioni degli assistenti (che non avvenivano con sorteggio, al contrario di quelle degli arbitri) pur essendo compito di Gennaro Mazzei, di fatto erano decise dai designatori Paolo Bergamo e Pierluigi Pairetto

AMMONIZIONI GIUSTE, SBAGLIATE O DOLOSE

Facendo riferimento ad una dichiarazione di Auricchio di una precedente udienza (nella quale parlò di “gol in evidente fuorigioco” con riferimento ad un Siena-Milan), gli viene chiesto se sapesse tecnicamente quando un gol è in fuorigioco. Auricchio risponde di saperlo “da tifoso”, ma che non era suo compito saperlo. Gli viene contestato questo perché nel capo d’imputazione si parla di “ammonizioni dolose”, e Auricchio precisa: «Sulle ammonizioni non ho mai parlato di ammonizioni giuste o sbagliate. Se abbiamo fatto dei riferimenti al gol in fuorigioco o al rigore che c’era o non c’era lo abbiamo fatto soltanto prendendo spunto dai tabellini o dalle cronache. Se invece abbiamo parlato di “ammonizioni dolose” lo abbiamo fatto in relazione alle conversazioni telefoniche che stabilivano da parte di alcuni protagonisti arbitri, come per esempio il sig. De Santis, in relazione a quanto da loro dichiarato. E’ come se lei mi fa la domanda, ne abbiamo discusso stamattina, “Arezzo-Salernitana”… E’ l’assistente che dice a Meani, lo abbiamo letto stamattina, “Io ho alzato la bandierina per evitare che” quindi in quel caso io parlo di fallo fischiato ad hoc non perché io sia il tecnico che valuta questo, ma perché ce lo dice l’assistente, cioè colui che ha alzato la bandierina».

MILAN-JUVE A COLLINA? NON ERA DI INTERESSE INVESTIGATIVO

Viene chiesto se avessero verificato, in relazione alla 16ª giornata di ritorno (quella di Milan-Juventus che decise il campionato 2004-2005), quale fosse la griglia arbitrale proposta dai commissari. Auricchio, sbagliandosi, risponde: «Juventus-Milan (è Milan-Juventus, nda) l’arbitro era Collina, quello designato». Domanda dell’avvocato: «E’ stato scelto sulla base di una terna di tre arbitri che erano stati inseriti in questa griglia: vuole verificare se ha il dato di chi erano?». La risposta di Auricchio è sbagliata: «Collina, Mitro, Farnetri e Preschern quarto ufficiale ». L’avvocato continua ancora a chiedere: «Sono stati designati in base ad una griglia, quindi stiamo parlando evidentemente di arbitri di prima fascia. E’ in grado di dirci la griglia quali altri professionisti prevedeva?». Alla fine, finalmente, Auricchio capisce e dice: «La griglia? No».

Domanda: «Voi non avete verificato per ogni partita le singole griglie?». L’Auricchio risponde di sì, ma di non riuscire a trovare l’informazione. Viene chiesto se lo avessero comunque fatto per tutte le partite. «Per tutte le partite attenzionate», risponde Auricchio. «Milan-Juventus non è stata una partita di interesse investigativo». Viene chiesto come mai, essendo stata la partita che di fatto ha deciso il campionato ed essendo la tesi dell’accusa che anche i sorteggi siano stati pilotati in modo strumentale per decidere le sorti del campionato. La risposta di Auricchio è interessante: «La garanzia per quella partita con il sorteggio con la Dea bendata che ha individuato Collina mi sembrava una caratteristica che metteva al riparo da qualsiasi valutazione». Se quindi ad essere estratto dal sorteggio era Collina (che pure in una intercettazione parla di una cena con il dirigente del Milan Meani) in un Milan-Juventus, non c’era dubbio alcuno sulla regolarità. Altrimenti, probabilmente, sì.

Così ancora l’avvocato: «La sua risposta non mi convince perché Collina non è stato sorteggiato fra tutti gli arbitri, ma solamente tra gli arbitri che i designatori avevano ipotizzato in quella griglia. Atteso che stiamo parlando finora nel processo di designatori che sceglievano le varie griglie arbitri che poi selezionavano in base alle modalità che abbiamo visto anche con altri testi io le domando se avete verificato se avevano provveduto ad inserire degli arbitri che chiameremo “sensibili” così per far comprendere la domanda?». La risposta di Auricchio è interessante: «Probabilmente, evidentemente, non c’era per quella partita che decideva il campionato tra Milan e Juve la necessità di mettere un arbitro favorevole alla Juve, insomma. Cioè voglio dire..». L’avvocato rivela infine come i tre nella griglia fossero Trefoloni, Collina e Paparesta e che, ovviamente, la partita a suo parere fosse “importante” per le sorti del campionato.

PAIRETTO E MOGGI: NON C'ERANO SOSPENSIONI PUNITIVE DEGLI ARBITRI

L'ex designatore Pierluigi Pairetto, in aula per una dichiarazione spontanea, ha ricordato che l'arbitro Paparesta, duramente contestato da Moggi dopo un Reggina-Juventus, la domenica successiva arbitrò in Serie B e la settimana successiva il suo nome era già inserito nelle griglie dei direttori di gara di Serie A. Come dire che non è vero che doveva essere punito perché aveva danneggiato la Juventus. Anche Moggi ha fatto lo stesso rilievo su Paparesta. «Una partita persa dalla Juve con due fuorigioco plateali che non c'era bisogno neppure della televisione... ma a loro importa solo della Juve», ha affermato poi riferendosi agli inquirenti. «Il calcio si attenziona a 360 gradi, non si attenziona una persona, una società».

Moggi poi ha ricordato i campionati vinti dalla Roma nel 2001 e dalla Lazio nel 2000: «Abbiamo perso il campionato per un acquazzone (nel 2000, ndr) e arbitrava Collina», ha detto l'ex dg bianconero accennando alla vicenda dell'incontro tra Collina e Galliani che sarebbe dovuto avvenire nel ristorante di Meani entrando dal retro per non farsi riconoscere (risulta da un’intercettazione). E Collina «era l'arbitro di Milan-Juve la partita decisiva del campionato». Ma quella partita la vinse la Juve, ha obiettato l'avvocato dell'ex dirigente rossonero Meani, che si occupava degli arbitri. «La Juve ha vinto perché ha giocato meglio», ha replicato Moggi.

17 marzo 2010





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