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Calciopoli, l'accusa valuta un procedimento contro l'ex guardalinee Stagnoli


Non ha mai ricevuto pressioni, né dai designatori né da colleghi arbitri per favorire qualche squadra o danneggiarne qualcun'altra, ai raduni si parlava esclusivamente di questioni tecniche e si discuteva soprattutto degli errori che capitavano allora come accadono anche oggi in ogni partita. Ricorda sì polemiche e momenti di tensione in occasione di determinati incontri, ma non ha mai notato nulla di strano o meglio «niente di particolare» come ha spiegato in aula. Così, in sintesi, Alessandro Stagnoli, ex assistente di linea e attualmente vicecommissario della Can, ha risposto alle domande degli avvocati degli imputati che lo hanno indicato come testimone a difesa al processo di Calciopoli ripreso oggi davanti alla nona sezione del Tribunale di Napoli.

Una deposizione in linea con quanto affermato nelle scorse udienze da arbitri, guardalinee e osservatori citati come testi dalle difese i quali hanno escluso in maniera categorica condizionamenti di sorta sulla direzione delle partite, con particolare riferimento al campionato 2004-2005 al centro del processo. Ma la situazione è cambiata quando al testimone è toccato rispondere alle domande del pm Giuseppe Narducci che lo ha incalzato soprattutto sul contenuto di una telefonata intercettata la sera del 18 aprile 2005 durante la quale Stagnoli conversava con Leonardo Meani, dirigente milanista addetto agli arbitri.

Una serie di spiegazioni, quelle offerte dall'ex assistente, che non hanno convinto i magistrati della procura tanto che al termine del controesame i pm Narducci e Stefano Capuano hanno chiesto l'acquisizione del verbale di udienza per valutare l'eventuale apertura di un procedimento per falsa testimonianza.

Nel corso dell'intercettazioni Meani si lamenta con l'interlocutore per un presunto torto subito dai rossoneri nella partita col Siena, parla di uno scontro di poteri in atto («non ce la stiamo giocando con il Chievo, la Fiorentina o l'Inter ma con la Juve...») accenna a particolari episodi, sottolinea che l'assistente Puglisi non fa mai la Juve, Puglisi e Babini o Contini non vengono mai designati per partite di Juve e Milan e lo stesso Stagnoli non partecipa mai a gare della Juve (e lui replica «io non faccio mai la Juve»).

Chiamato a dare spiegazioni, Stagnoli ha affermato in primo luogo che Meani «si riferiva a episodi tecnici, io non facevo altro che ascoltarlo, io non ero coinvolto». Quanto alla questione delle designazioni Meani «faceva considerazioni personali». «Ma lei dice sempre “infatti” quando parla Meani, non gli chiede “di chi stai parlando?”», gli ha contestato il pm.

«Meani esprime giudizi - ha replicato Stagnoli - e l'interlocutore fa di tutto per interrompere al più presto possibile». Il pubblico ministero ricorda poi una frase con cui Stagnoli chiude la conversazione; «Dai Leo che siamo a telefono, ne parliamo poi a quattr'occhi». A tele proposito il testimone ha spiegato che certamente si sarebbero visti in occasione di qualche partita, quando i dirigenti vanno ad accogliere i direttori di gara, e intendeva dire a Meani che «se vuoi ti sfoghi a quattr'occhi».

Stagnoli ha affermato che telefonò a Meani al solo scopo di ottenere quattro biglietti per la successiva partita che gli erano stati chiesti dal suo datore di lavoro (al quale era riconoscente perché lo metteva in ferie per consentirgli di arbitrare), tifoso del Chievo. Ha spiegato inoltre che conosceva da tempo Meani, che per diversi anni è stato assistente, ma non lo frequentava («siamo come compagni di scuola che si incontrano dopo 20 anni»).

Per la prossima udienza, il 15 giugno, i difensori di Pairetto hanno di nuovo citato Pierluigi Collina («diteglielo che se nella prossima udienza non si presenta rischia di brutto», ha detto il presidente Teresa Casoria) e anche la difesa di Luciano Moggi ha indicato i primi 15 testimoni. Tra questi, l'ex capo della polizia De Gennaro, l'ex comandante generale dei carabinieri Gottardi, l'ex comandante generale della Finanza Speciale, nonché‚ il presidente della Federcalcio Abete, l'ex dirigente della Roma Baldini e alcuni componenti dell'ufficio indagini.

8 giugno 2010



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