Calciopoli, le motivazioni della condanna a Moggi: "Manovrava gli arbitri" L’elemento “ben più pregnante e decisivo” che ha portato alla condanna di Luciano Moggi (5 anni e 4 mesi) al processo Calciopoli è rappresentato “dall'uso delle schede straniere delle quali è risultata la disponibilità procurata da Moggi a designatori e arbitri”. È quanto si legge nelle motivazioni della sentenza depositata oggi a Napoli.
Elemento probatorio importante sono stati anche gli incontri con i designatori fuori delle sedi istituzionali, che emergono dalle intercettazioni telefoniche in prossimità delle partite e "il continuo e prolungato chiacchierare... che effettivamente può configurare la trasmissione del messaggio potenzialmente idoneo a spingere i designatori, e talora anche gli arbitri, a muoversi in determinale direzioni piuttosto che in altre". Secondo il collegio di giudici presieduto da Teresa Casoria ci sono "gli elementi di prova per ravvisare l'esistenza di una struttura organizzata per raggiungere il fine della frode sportiva. Struttura avente quale capo Moggi".
Nella interpretazione dei giudici il processo non "ha in verità dato conferma del procurato effetto di alterazione del risultato finale del campionato di calcio 2004-2005 a beneficio di questo o quel contendente". Ciò nonostante, il tribunale ritiene "sufficienti le parole pronunciate nelle conversazioni intercettate, nel cumulo con il contatto telefonico ammantato di clandestinità rappresentato dall'uso di schede straniere, per integrare gli estremi del reato" di frode sportiva che, ricordano i giudici, è un reato di tentativo.
6 febbraio 2012
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