Calciopoli, lo sfogo di Moggi: «Sono deluso, era una sentenza già scritta»
L'ex direttore generale della Juventus Luciano Moggi ha parlato a Sky Sport 24 all'indomani della sentenza di condanna del tribunale di Napoli per Calciopoli.
Ragioniamo a mente fredda su ciò che è accaduto ieri
Siamo al primo round, però un round era già scritto. C’era poco da dire di diverso, se non che era già scritto tutto quanto. Adesso c’è l’appello, vediamo un po’ come si può collocare. Devo dire che mi sembrano delle stranezze. Io voglio sapere, ad esempio, se mettono la partita Chievo-Fiorentina cosa c’entra la Juventus e cosa c’entra il sottoscritto. Oppure, se mettono Udinese-Brescia, è scoppiata una gazzarra, gli investigatori dicono che sono stati ammoniti tre giocatori dell’Udinese che non avrebbero giocato a Torino contro la Juventus, invece giocano tutti quanti escluso Jankulovski che ha dato un pugno e la fattispecie era addirittura che Camerota era l’assistente. Sono tutte cose fatte così, adesso poi non posso analizzare, anche perché la sentenza è stata praticamente fatta ieri sera, quindi non abbiamo neppure gli elementi. Però, a lume di naso, quello che si può dire su alcune partite è questo. Quindi, sono state tolte otto frodi, ne sono state lasciate dieci, mi sembra così, per cui alcune che proprio non si capiscono neanche, quindi andremo poi ad analizzarle e vedremo. Ieri sera non avevo voglia di parlare perché non conoscevo gli elementi, poi mi sono visto un po’ le cose e sicuramente adesso andremo all’appello sperando in una giustizia che non c’è scritta ma in una giustizia vera, altrimenti dobbiamo sperare in una giustizia divina.
Quella prima o poi arriva per tutti
Sì, soprattutto per quelli che hanno fatto tanto del male a tante persone.
Per la Juventus non c’è stato il principio della responsabilità oggettiva. Lei è colpevole, la Juventus no perché non sapeva niente?
Non è che si giocasse, per esempio, la partita Moggi contro il Milan o contro l’Atalanta. No, assolutamente giocava la Juventus contro l’Atalanta e quindi non capisco neppure il comunicato della Juventus, per dire la verità. Ma adesso è inutile che mi metta a fare questi discorsi non conoscendo le cose, però ho letto il comunicato e sembra quasi che abbia giocato io da solo e non era così assolutamente. E’ la vita, tocca magari cercare di leggere e capire tutto quanto e io cercherò di leggere e capire tutto quanto, fermo restando che poi mi difenderò, su questo non c’è dubbio.
Umanamente, al di là della sentenza, in che momento della tua vita ti senti?
Io, umanamente, mi sento bene. Nel senso che ho combattuto per me e per tutti quelli che praticamente sono stati distrutti da questo processo con tranquillità dopo che fui interrogato la prima volta, perché ho capito che non c’era niente di sostanziale. Però, evidentemente devo continuare a combattere. Se Dio mi darà la forza, e me la sta dando, cercherò di fare tutto quello che è possibile per dimostrare tutto il contrario di quello che hanno voluto scrivere.
Ignazio Scardina, l’unico giornalista coinvolto in questo processo, è stato assolto
Io non ho mai controllato nessuno. Pensa al dramma che ha passato Ignazio Scardina senza aver fatto niente. Sai quanti ce ne sono in queste condizioni? Tantissimi per effetto di una sentenza che non ha ragione di essere, anche perché la Juventus vinceva perché era forte. Non vinceva Moggi, vinceva la Juventus, quindi andava in campo la Juventus.
Dopo la sentenza di primo grado della giustizia ordinaria, che differenze nota rispetto alla giustizia sportiva?
Mi sento deluso in modo particolare da tutto perché la sentenza sportiva non ha tenuto conto di quello che è successo, hanno fatto un processo con venti telefonate delle 170mila senza tener conto che quello che è emerso nella fase dibattimentale, istruttoria di questo processo che dura da tre anni, ha messo in evidenza altre cose tutt’altro che quelle. Sono deluso dalla giustizia ordinaria perché mi aspettavo che la giustizia fosse uguale per tutti e soprattutto che non fosse già scritta perché questa è una sentenza scritta e non ha tenuto conto di tre anni di dibattimento, per cui sono state inutili le nostre fatiche. Dico soltanto che questo è il primo round, il secondo sarà l’appello e lì vedremo che cosa potrà succedere. Per quanto riguarda me, è chiaro che adesso mi adopererò in tutto e per tutto perché l’appello porti a una decisione diversa da questa e sono fiducioso, anche perché non potrebbe essere diversamente.
Lei ha detto di non aver capito bene il comunicato della Juventus. Che cos’è che non ha capito?
E’ vero che la Juventus è l’unica che ha perso due scudetti e quindi deve riaverli, anche perché li aveva vinti sul campo e non da altre parti. Io non ho capito perché mi hanno fatto una domanda sull’estraneità della Juventus a questi fatti. Questo è quello che non avevo capito perché io ero il direttore generale della Juventus, quindi non giocava Moggi contro l’Udinese, giocava la Juventus contro l’Udinese. Quindi non so cosa possa significare “estraneità dai fatti”. E’ un discorso sommario, è successo ieri sera e non sono stato neanche a guardare tante cose. Mi è stata fatta una domanda alla quale ho risposto. Se mi dicono “estraneità”, dico che praticamente ero il direttore generale della Juventus, non ero Moggi contro l’Udinese o Moggi contro il Chievo.
Sul fatto che la Juve vincesse senza aiuti, c’è stato anche il contributo di Ibrahimovic nella sua biografia
Sì, l’ho visto, qui chi conosce le cose dà uno sfondo diverso a quello che è successo. Io non sono preoccupato proprio per quel motivo, perché la Juventus vinceva da sola, non aveva bisogno di aiuti, era più forte di tutti e quindi le stavano tutti sopra. Di quello che ha dichiarato la platea al processo Telecom non c’era bisogno perché io parlavo di spionaggio industriale ancor prima che lo scandalo di Telecom venisse fuori. Per cui sapevo perfettamente che ci spiavano e dovevo in qualche modo, per salvaguardare la Juventus, avere dei comportamenti diversi. Erano state prese delle schede straniere non per fare delle cose che non dovevano essere fatte, erano state prese per coprire il mercato, per coprire i fatti commerciali, quelli che praticamente erano spiati costantemente. Questo era il nostro motivo. Non era un’operazione fatta da me, la Juventus aveva comprato queste schede proprio per evitare gli spionaggi industriali di cui parlai io prima che scoppiasse lo scandalo di Telecom.
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