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Calciopoli, nuove intercettazioni: Moratti disgustato, Galliani criptico


Inter e Milan sono al centro delle intercettazioni inedite trascritte e rese note finora dai legali di Luciano Moggi, imputato a Napoli. Massimo Moratti (nella foto, inter.it) risponde duramente su quanto emerso ieri, le telefonate del 2005 con l'allora designatore degli arbitri Paolo Bergamo. «E' una vergogna - ha detto il patron nerazzurro ai microfoni di Sky - si sta tentando un ribaltamento della realtà che offende e che non ci lascia indifferenti. Capisco che ci si debba difendere ma si tratta di una vicenda brutta e vergognosa». Il collegio difensivo di Moggi ha chiesto di riaprire il processo sportivo perché le intercettazioni mai portate in tribunale dimostrerebbero che anche altri cercavano di ottenere favori dagli arbitri, oltre al dirigente della Juve. Calciopoli si concluse tra l'altro con l'assegnazione all'Inter dello scudetto 2006 revocato alla Juventus. Un titolo che l'ex bomber nerazzurro Christian Vieri ha chiesto alla Federcalcio di cancellare per il presunto spionaggio del club di Moratti ai suoi danni.

«E' evidente che Moratti e altri si difendevano dallo strapotere in Lega di Milan e Juventus: comunque fu Guido Rossi e non io a dare lo scudetto 2006 all'Inter», dice Gerhard Aigner, ex segretario generale Uefa e capo dei "saggi" che con un parere giuridico diedero il via libera alla riassegnazione del tricolore. Rossi era il commissario della Federcalcio, nominato in seguito dello scandalo. «Le telefonate di Moratti? L'origine di tutto è nella situazione di disequilibrio che viveva allora la Lega Calcio italiana, con due società come Juve e Milan che più o meno gestivano tutto - dice Aigner - una con i diritti tv e la presidenza e l'altra con la costruzione che sapete ed è costata anche conseguenze di giustizia sportiva in relazione al potere sugli arbitri. Gli altri, compreso Della Valle della Fiorentina, si difendevano...». Ma la decisione di Rossi era obbligata? «Gli organi federali possono tuttavia intervenire con un apposito provvedimento di non assegnazione - si legge in una nota dello stesso Rossi del 26 luglio 2006 - quando ricorrono motivi di ragionevolezza e di etica sportiva, ad esempio quando ci si renda conto che le irregolarità sono state di numero e portata tale da falsare l'intero campionato, ovvero che anche squadre non sanzionate hanno tenuto comportamenti poco limpidi».

Oggi è toccato al Milan leggere del designatore Bergamo che nell'aprile 2005 chiedeva ad Adriano Galliani, amministratore delegato del Milan e presidente della Lega calcio, di fargli «sentire il suo calore» in un momento di forti tensioni (rossoneri e Juve si giocavano lo scudetto). O del dirigente del Milan Leonardo Meani che si confrontava con lo stesso Bergamo sulla griglia degli arbitri candidati a dirigere l'imminente scontro diretto con i bianconeri. Sono Pier Luigi Collina, Gianluca Paparesta, Matteo Trefoloni. Inquietante, in particolare, un passaggio su Trefoloni. «Pero' a Trefoloni gli fai un bel discorsetto...», dice Meani a Bergamo che risponde: «Stai tranquillo, stai tranquillo...» e Meani, minaccioso: «Perché se no gli tagliamo la testa noi». Bergamo è ancora rassicurante: «Stai tranquillo».

Adriano Galliani non commenta: «Dopo l'estate del 2006 (quando ci fu la sentenza della giustizia sportiva, ndr), che mi diede molte sofferenze, feci il giuramento di non parlare più delle vicende di quattro anni fa - ha detto a Sky Sport - quindi, non voglio commentare una pagina particolarissima del calcio italiano. Taccio e non si sbaglia mai». Alla domanda se comunque si sia fatto un'idea di quanto emerso, Galliani ha risposto: «Sì, ma se ce l'ho, non la dico».

3 aprile 2010



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