Calciopoli, parla l'ex arbitro Nucini: "Se non favorivi la Juve finivi in Serie B" «Se sbagliavi a favore della Juve arbitravi in Serie A, se sbagliavi contro la Juve arbitravi in B». Così l'ex arbitro Danilo Nucini, rispondendo alle domande dei pm Filippo Beatrice e Giuseppe Narducci, nel corso dell'udienza del processo di Calciopoli ha sintetizzato l'esistenza di un sistema di condizionamento degli arbitri che sarebbe gravato negli anni scorsi sul calcio italiano. Lucini ha chiamato in causa, tra l'altro, i vertici del mondo arbitrale che si sono succeduti nel corso degli anni, da oltre un decennio quando debuttò nella direzione delle gare del campionato maggiore. «Se una squadra avversaria della Juve riceveva un favore, sempre involontario, questo favore non veniva visto, se riceveva un torto, questo torto veniva accettato, era un premio», ha poi precisato Nucini. L'ex arbitro ha spiegato che i problemi si evidenziarono soprattutto in occasione di una partita Juve-Bologna quando, a 9 minuti dalla fine, assegnò un calcio di rigore alla squadra emiliana che Cruz tirò fuori («Bergamo mi disse che se il rigore di Cruz fosse entrato avrei finito la carriera»).
Ha ricordato che al raduno di Coverciano fu rimproverato dai designatori, Pairetto e Bergamo, che ebbe una sospensione di 40 giorni e che il campionato successivo arbitrò solo in B. Un'altra contestazione gli sarebbe stata mossa da Pairetto per non aver ammonito l'interista Di Biagio durante un Inter-Udinese finito 2-1. L'ex direttore di gara ha ricordato che la stagione successiva, in serie B, dopo un Napoli-Ancona 1-2 negli spogliatoi avrebbe incontrato l'ex dg juventino Luciano Moggi il quale gli avrebbe detto «complimenti, ci vediamo presto». Nucini decise di preparare una sorta di diario - consegnato oggi ai giudici - in cui annotava i giudizi positivi espressi dai designatori in partite in cui registrava errori a favore della Juve o a svantaggio delle avversarie. Giudizi che, nei casi opposti (errori contro Juve o a favore di rivali), erano invece negativi. «Chi ascoltava le sirene andava in alto», ha commentato. Di questa situazione Nucini parlò con Giacinto Facchetti, di cui era amico, e il dirigente dell'Inter che «era incredulo, non pensava che succedessero queste cose».
Su suggerimento di Facchetti, tentò di informarsi nell'ambiente arbitrale su chi fosse Mariano Fabiani, ex ds del Messina ritenuto molto legato a Moggi. Ci furono reazioni imbarazzate poi l'arbitro De Santis gli avrebbe detto che «se si voleva fare la serie A si doveva passare attraverso Fabiani e Moggi». Nucini ha poi detto di aver incontrato Fabiani, il quale gli avrebbe assicurato che avrebbe arbitrato di nuovo in A e lo avrebbe messo in contatto prima telefonicamente con Moggi (« sta tranquillo, ascolta quello che dice Fabiani e ci pensiamo noi», gli avrebbe detto a telefono il dirigente juventino) e poi di persona, organizzando un incontro in un albergo di Torino. Moggi in quella circostanza avrebbe rassicurato che Nucini «deve essere trattato bene, valorizzato e mandato in serie A».
Nucini, sempre in quella occasione, avrebbe sentito Moggi che chiamava Bergamo e chiedeva al designatore di «non mandare Dondarini» ad arbitrare la partita della Juve. Fabiani gli avrebbe consegnato quindi una scheda telefonica raccomandandogli di utilizzare tale scheda per parlare solo con lui e di non fare telefonate a persone diverse. L'arbitro subito dopo avrebbe informato Facchetti dell'incontro, parlandogli anche della scheda sim di cui però si sarebbe disfatto. Il rapporto di Nucini con Facchetti, la scheda «buttata via» e la mancata denuncia da parte di Nucini di tali episodi sia agli organismi sportivi («non mi fidavo dell'ufficio indagini di allora», spiegherà Nucini) sia quando fu convocato dal pm di Milano Ilda Boccassini sono stati gli argomenti al centro di incalzanti domande da parte degli avvocati della difesa, in particolare dei legali di Moggi, Trofino e Prioreschi. «Alla Boccassini non ho detto quello che dovevo dire perchè mi sono trovato da solo».
Per quanto riguarda il rapporto con Facchetti ha sostenuto che l'iniziale semplice conoscenza è diventata nel tempo un rapporto di amicizia. I legali hanno evidenziato alcune contraddizioni rispetto a quanto dichiarato durante le indagini, soprattutto a proposito della scheda sim. Nel corso dell'udienza sono state ascoltate anche le testimonianze dell'ex dirigente dell'Udinese Francesco Dal Cin e dell'ex presidente del Bologna Giuseppe Gazzoni Frascara. Il processo riprenderà il 16 giugno.
FRANCO DAL CIN ACCUSA L'ARBITRO PALANCA
Alla vigilia di Messina-Venezia quando si seppe che a dirigere era stato designato Palanca, ben quattro presidenti di società (Cellino, Zamparini, Spinelli e Ruggeri) gli avrebbero telefonato annunciandogli che l'arbitro avrebbe determinato un «risultato negativo» per la sua squadra. Lo ha dichiarato l'ex direttore sportivo del Venezia Franco Dal Cin, deponendo oggi in qualità di testimone al processo di calciopoli in corso a Napoli. Quella partita, che degenerò in intemperanze dei giocatori del Venezia, fu vinta dai siciliani, a dire di Dal Cin per errori arbitrali. E alla fine del campionato, il Messina fu promosso in A e il Venezia retrocesso. Dal Cin, rispondendo alle domande dei pm Beatrice e Narducci, ha ricordato che il Messina all'epoca aveva come direttore sportivo Mariano Fabiani che si sapeva essere amico del dg della Juve Luciano Moggi. Ha parlato di una «organizzazione che pensava a favorire qualcuno e anche qualcun altro» ovvero «gli amici degli amici».
Alle domande dei legali della della difesa, se avesse cognizione diretta sull'esistenza di illeciti, Dal Cin ha spiegato che queste cose «si sapevano» aggiungendo tuttavia «di non poterlo provare». A conclusione dell'udienza ha testimoniato l'ex presidente del Bologna Giuseppe Gazzoni Frascara. Si è soffermato in primo luogo sulla partita Bologna-Juve del campionato 2004-2005 arbitrata da Pieri che si concluse con la sconfitta dei rossoblu. Per Gazzoni ci furono evidenti errori arbitrali. «Non posso parlare di complotto, ma la società del Bologna fu colpita». La retrocessione infatti - ha ricordato - determinò il fallimento della società. Gazzoni ha parlato di «campionato falsato» anche per la vittoria sul Milan da parte del Siena (diretta concorrente per la salvezza) che sarebbe stata determinata da una svista arbitrale.
L'ex presidente del Bologna ha sottolineato che il Bologna doveva essere iscritto comunque al posto del Messina o della Reggina che non erano in regola per debiti con l'erario o mancato pagamento di stipendi. A sbarrare la strada al Bologna, oltre a sentenze negative del Tar e del Consiglio di Stato, vi fu, secondo Gazzoni, anche l'ex presidente della Fgci Franco Carraro che non avrebbe fatto mettere all'ordine del giorno la questione, sostenendo che andava risolta in sede Covisoc e non di Consiglio federale.
26 maggio 2009
Pagine correlate Calcio
Commenti e opinioni
Scrivi
il tuo commento sulla pagina
'Calciopoli, parla l'ex arbitro Nucini: "Se non favorivi la Juve finivi in Serie B" '
Contatti
Per contattare la redazione del sito Spysport scrivere all'indirizzo email spysport@libero.it
Link e bibliografia
Link utili per approfondire il tema Calcio Calciopoli
Segnala un sito/link di approfondimento
|
|