Calciopoli, Romeo Paparesta conferma: "Fu Moggi a darmi le schede sim" Fu Luciano Moggi a consegnargli un telefonino con scheda sim estera durante un incontro nell'abitazione napoletana dell'ex dg della Juve. Lo ha confermato in aula Romeo Paparesta, ex arbitro e padre dell'arbitro Gianluca Paparesta, che ha deposto oggi in qualità di testimone al processo di Calciopoli in corso davanti alla nona sezione del tribunale di Napoli. Romeo Paparesta ha sostanzialmente confermato quanto dichiarato nella fase delle indagini ai pm Beatrice e Narducci. Ha spiegato che egli aspirava all'incarico di designatore degli arbitri di serie C e che per questo motivo si era rivolto a Tullio Lanese, all'epoca presidente dell'Aia, l'associazione italiana arbitri.
Fu Lanese - ha sottolineato - a metterlo in contatto con Moggi, evidenziando sia la sua influenza nel mondo del calcio («disse che era una persona molto ascoltata nell'ambito federale, se Moggi dice qualcosa questa si fa») sia «rapporti ottimali» che il dirigente juventino aveva con il presidente federale Franco Carraro. Il primo incontro con Moggi - ha aggiunto il testimone - avvenne nella sede della Juve a Torino. Ci fu poi un secondo appuntamento, nel settembre 2004, nella casa di Moggi in via Petrarca. In quella circostanza il dirigente bianconero gli presentò il ds del Messina Mariano Fabiani («disse: è una persona molto vicina a me»).
Moggi «mostrò perplessità sull'andamento del campionato» e si mostrò preoccupato per «il potere delle squadre milanesi e romane, ma soprattutto milanesi». «Aveva un'ossessione - ha detto Romeo Paparesta - temeva che questo potesse vanificare il lavoro che faceva alla Juve». In quell'occasione Moggi avrebbe chiesto a Paparesta di osservare per suo conto e segnalargli episodi strani durante partite di calcio. A tale scopo avrebbe consegnato a Romeo Paparesta un telefonino in cui erano memorizzati due numeri di Moggi (alle voci Luciano 1 e Luciano 2) e di Fabiani (Mariano 1 e Mariano 2). In altri incontri successivi, Moggi consegnò a Paparesta altri tre telefoni spiegando nelle varie circostanze che i propri numeri erano cambiati e che occorreva comunicare con i nuovi cellulari.
Dopo il burrascoso Reggina-Juventus diretto da Gianluca Paparesta (con l«'irruzione» di Moggi e Giraudo negli spogliatoi del Granillo), Romeo invitò il figlio, direttore di quella gara, a utilizzare quel telefonino e a parlare con Moggi perchè, a dire del testimone, censurasse il modo in cui il dirigente juventino si era comportato con lui. A proposito di quell'episodio, Romeo Paparesta ha poi spiegato che il figlio commise l'errore di non riportare nel referto arbitrale quello che avvenne nello spogliatoio dello stadio di Reggio Calabria. Per l'accusa la testimonianza di Paparesta è importante perchè offre un riscontro alle indagini sulle sim estere segrete che Moggi avrebbe consegnato a arbitri e designatori per conversazioni riservate.
Successivamente è stato interrogato come testimone Armando Carbone, agente di commercio napoletano, coinvolto nel cosiddetto scandalo scommesse nel 1986. Carbone ha detto, tra l'altro, che all'epoca in cui Moggi era dirigente del Napoli gli furono offerti 200 milioni di lire (che poi non avrebbe mai ricevuto) perché non si presentasse a deporre davanti agli organi della giustizia sportiva. Ha inoltre affermato di aver corrotto giocatori e, soprattutto arbitri, citando i casi delle partite di coppe europee Torino-Haiduk (prima dell'incontro ne avrebbe parlato con Moggi, all'epoca dirigente della società granata) e Juve-Aston Villa. Secondo il testimone inoltre gli inquirenti dell'ufficio indagini dell'epoca erano tutti «vicini a Moggi».
Rispondendo a una domanda dei legali dell'ex dg bianconero, ha affermato che anche i «fratelli Abete», tra cui l'attuale presidente federale, sono molto amici di Moggi. Il processo riprenderà il 26 maggio prossimo. Quando ha letto il calendario delle prossime udienze, il presidente del Tribunale, Teresa Casoria, ha affermato in aula che «ci sono anche processi più importanti da fare...» suscitando ilarità tra gli avvocati e il pubblico. Il magistrato ha poi chiarito che si riferiva «ai processi con detenuti». Tra i testi citati alla prossima udienza anche l'ex dirigente della Roma, Franco Baldini, e dell'Udinese, Franco Dal Cin.
19 maggio 2009
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