Calciopoli, Rosetti in tribunale: «Bergamo mi chiamò nell'intervallo di Lazio-Fiorentina» Mai ricevuto pressioni o segnalazioni di sorta per favorire una determinata squadra. Con i designatori Bergamo e Pairetto, analogamente agli altri direttori di gara, si sentiva alla vigilia delle partite e dopo gli incontri per commentare la prestazione. L'ex arbitro internazionale Roberto Rosetti, attualmente designatore della Serie B, ha risposto così alle domande dei legali degli imputati al processo di Calciopoli, ripreso oggi davanti alla nona sezione del Tribunale di Napoli, non discostandosi dalle testimonianze rese nelle scorse udienze da altri colleghi. La sua deposizione a lungo è stata incentrata sulla clamorosa svista nel corso di Lazio-Fiorentina del 2005 («quella gara purtroppo la ricordo bene») quando il laziale Zauri impedì con una mano che il pallone si insaccasse in rete.
«Non vidi il fallo di mano, credevo l'avesse preso con la testa. Ma nessuno in campo se ne accorse, solo Chiellini (all'epoca difensore della Fiorentina, n.d.r.). Il tiro era talmente violento che pure il telecronista si accorse del mani solo al quarto replay». Negli spogliatoi, durante l'intervallo, al cellulare del quarto uomo arrivò la telefonata del designatore Paolo Bergamo. «Io durante tutto l'arco della partita il cellulare lo tengo sempre spento - ha precisato Rosetti - Bergamo usò un approccio psicologico un po' forte, “come hai fatto a non vederlo?” disse, io riattaccai subito».
Rosetti ha inoltre ricordato il derby Roma-Lazio (21 marzo 2004) che non si giocò perché si diffuse la falsa notizia che un giovane tifoso era stato investito e ucciso da un'autovettura della polizia: «I giocatori erano terrorizzati, avevano paura di una rappresaglia dei tifosi, è stata una psicosi di massa». Tra i testimoni hanno deposto in aula anche i calciatori Cristian Ledesma e Alessandro Nesta. A entrambi sono state rivolte domande soprattutto su Lecce-Parma (il centrocampista argentino era capitano del Lecce) e sulle ultime partite di campionato del Milan del torneo 2004-2005 al centro del processo. Entrambi non sono stati in grado di ricordare episodi specifici di quegli incontri.
Soprattutto Nesta non ricordava con precisione («da allora ho giocato altre cento partite», ha spiegato) soprattutto alcuni episodi di Fiorentina-Milan arbitrata da De Santis e della partita decisiva per lo scudetto Juve-Milan soprattutto riguardanti due falli da rigore (negati alla Fiorentina) e ammonizioni subite durante entrambi gli incontri. Tanto che il presidente del Tribunale Teresa Casoria l'ha simpaticamente richiamato: «Ma allora voi giocatori siete bravi solo a calciare?».
Verso la conclusione dell'udienza il difensore dell'ex arbitro Massimo De Santis, l'avvocato Paolo Gallitelli, ha chiesto al Tribunale di esaminare un passaggio della deposizione come teste del colonnello dei carabinieri Attilio Auricchio - l'ufficiale che condusse le indagini - per valutare l'eventuale sussistenza del reato di falsa testimonianza. Ciò a proposito della circostanza secondo cui l'arbitro venne a conoscenza nell'aprile del 2005 di essere sotto inchiesta e che per tale motivo cambiò il suo atteggiamento in campo (cercò di “sdoganarsi”) nei confronti della Juve e di altre squadre.Il legale ha sottolineato che l'avviso di chiusura delle indagini preliminari fu emesso solo il 9 maggio e lo stesso De Santis, durante una deposizione spontanea, ha affermato di aver letto l'avviso a giugno, di ritorno da un torneo in Arabia Saudita. «Allo stato non possiamo aderire alla richiesta, all'esito sarà valutata», ha detto il presidente del tribunale.
L'udienza si è chiusa con una nuova dichiarazione spontanea di Moggi che ha replicato all'ex ds della Roma Baldini soprattutto sulla circostanza, riferita da quest'ultimo, che sarebbe stato allontanato dalla società giallorossa su pressione dell'ex dg della Juventus. Per Moggi invece Baldini fu licenziato per aver sbagliato la campagna acquisti. Il processo riprenderà il 19 ottobre prossimo.
12 ottobre 2010
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