Calciopoli, salta l'interrogatorio di Ancelotti. La procura prepara il contrattacco La nube vulcanica fa slittare la testimonianza in aula dell'allenatore del Chelsea Carlo Ancelotti, che era annunciata tra i momenti clou dell'udienza. E tuttavia non mancano le sorprese al processo di Calciopoli ripreso a Napoli davanti alla nona sezione del Tribunale. Dopo la questione delle telefonate «inedite» trascritte dai consulenti della difesa di Luciano Moggi, che hanno tenuto banco per un paio di settimane riaccendendo i riflettori sul dibattimento, stavolta il colpo di scena lo ha riservato la procura.
Il pm Giuseppe Narducci, poco prima del rinvio al prossimo 27 aprile, ha chiesto la parola per annunciare che da domani, nella segreteria della procura, saranno a disposizione degli avvocati nuovi atti di indagine. Si tratta di elementi emersi da una recente intervista al presidente del Palermo Maurizio Zamparini in cui si fa riferimento a un presunto intervento dell'ex dg della Juventus Luciano Moggi per la designazione di un arbitro nella partita Verona-Palermo del campionato di serie B 2003-04. La registrazione dell'intervista all'emittente Radio Radio è stata acquisita ieri dai carabinieri e ad essa si è aggiunta documentazione sul quell'incontro (finito 2-1 per i siciliani). Gli inquirenti ritengono che la circostanza rappresenti un'ulteriore prova del potere dell'ex dg della Juventus, in grado di influire sulle designazioni dei direttori di gara (e non solo per le partite in cui era interessata la squadra bianconera). Ma la notizia dei nuovi atti raccolti dai pm Giuseppe Narducci e Stefano Capuano ne nasconde un'altra ancora più rilevante: analogamente alla difesa di Moggi - che negli ultimi mesi ha ascoltato con pazienza certosina centinaia di telefonate, che non erano state prese in considerazione dagli investigatori, per dimostrare che non era solo Moggi a parlare con arbitri e designatori - così anche la procura non si ferma, e sta infatti acquisendo in questi giorni altri elementi per provare la fondatezza dell'esistenza di una «cupola» e del ruolo di protagonista rivestito da Moggi.
Secondo indiscrezioni, i magistrati stanno lavorando con il massimo riserbo su diversi filoni d'indagine i cui risultati saranno noti nelle prossime udienze. L'udienza di oggi, in un'aula affollata anche se non strapiena come la volta precedente, è stata assai breve. Mancavano infatti all'appello Ancelotti e un ispettore di polizia, entrambi impossibilitati a raggiungere Napoli per il blocco dei voli. I due testimoni sono stati riconvocati per il 27 aprile. Per le udienze successive sono attesi gli ultimi testimoni scelti dal pubblico ministero, e tra questi l'allenatore Roberto Mancini, già ascoltato in qualità di persona informata sui fatti durante le indagini preliminari. Il Tribunale ha inoltre disposto che il 4 maggio sarà conferito l'incarico al perito, l'ingegnere Roberto Porto, di trascrivere le 74 telefonate indicate dalla difesa di Moggi più diverse altre (si parla di 27 conversazioni) indicate dai legali dell'ex designatore Pierluigi Pairetto. Le telefonate verranno pertanto acquisite agli atti del dibattimento, una decisione annunciata la scorsa udienza dal presidente Teresa Casoria che si riportò a una precedente ordinanza con cui si stabiliva che se nel corso del processo gli avvocati avessero inteso acquisire altre conversazioni (tra le 171mila fatte nel corso delle indagini) non vi sarebbero state preclusioni. Anche i pm non si erano opposti all'acquisizione.
Da registrare infine una lunga dichiarazione spontanea in aula dall'ex arbitro Massimo De Santis. L'ex internazionale, indicato dalle indagini come componente della cosiddetta "combriccola romana" si è sfogato: «La mia vita è stata sconvolta e se ho sbagliato sono pronto a pagare, ma se a sbagliare sono stati altri che paghino loro».
«Sono stato intercettato - ha detto l'ex arbitro romano - e la mia vita passata al setaccio anche attraverso attività illecita messa in atto dal gruppo Telecom Pirelli. Per aver preso 23 magliette da distribuire ai miei collaboratori in occasione di un Lecce-Juventus, mi è stato attribuito un profilo mafioso». Lo sfogo di De Santis è stato interrotto dal presidente del collegio giudicante, Teresa Casoria: «Le ricordo che lei è ancora imputato, vedo che si considera già assolto». «Ma la mia vita - ha replicato De Santis - è stata sconvolta». Immediata la risposta del presidente Casoria a chiudere il botta e risposta: «Come capita a tutti quelli che vengono sottoposti a giudizio penale».
20 aprile 2010
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