Calcioscommesse, sotto indagine Siena-Lazio del 2007. Chievo danneggiato? Dopo il Messaggero e il Mattino anche il quotidiano La Rebubblica rilancia il filone romano dell’inchiesta sul calcioscommesse che vedrebbe coinvolto l’ex calciatore della Lazio Paolo Negro. Al centro delle indagini c’è Siena-Lazio del 27 maggio 2007, ultima giornata di campionato di Serie A, vinta 2-1 dai toscani che evitano così la retrocessione in extremis, approfittando della sconfitta del Chievo (2-0 con reti di Rossini al 65’ e Minelli all’80’) nello scontro diretto con il Catania.
A un certo punto della gara, gli investigatori ne sono convinti, Negro fa un visibile cenno verso alcuni giocatori della Lazio. Sui tabelloni del Franchi si legge che a Catania il Chievo sta perdendo 2-0: il Siena invece sta pareggiando 1-1, per rimanere in Serie A ha bisogno di un gol. È l’86’. Vergassola prende la palla, la difesa della Lazio va in confusione, assist proprio per Negro improvvisato centravanti e rete da pochi metri. 2-1, Chievo condannato, Siena salvo. Almeno fino ad oggi, perché, adesso, quella partita della stagione 2006-2007 è finita in una tempesta il cui esito – giudiziario, ma soprattutto sportivo – è ancora tutto da scrivere.
Il punto di partenza è l’informativa inviata dagli investigatori della squadra mobile di Roma agli uomini dello Sco, e poi da questi inoltrata agli investigatori della procura di Cremona, capitale – insieme a Napoli – della lotta al calcioscommesse (nei prossimi giorni riceverà anche gli atti provenienti dalla procura di Bari relativi all’inchiesta, anticipata ieri da Repubblica sulle partite sospette dello scorso anno). Tutto ruota intorno alle sorti dell’Olgiata Sporting Club, un centro sportivo del quale sono soci di maggioranza Paolo Negro, il pilota Ferrari Giancarlo Fisichella e i due ex calciatori Francesco Dell’Anno e Luigi Di Biagio. Il club non va benissimo, è sempre in rosso, alcuni soci vogliono abbandonare la nave, ma prima occorre procedere a un’importante ricapitalizzazione. Nell’ambito della gestione di questa crisi finanziaria matura un tentativo di estorsione ai danni di Negro, denunciata dallo stesso calciatore e poi ricostruita dagli agenti attraverso numerose intercettazioni telefoniche.
Per almeno un mese durante l’estate Negro era stato infatti minacciato da una persona che sosteneva (millantando) di essere legata ad alcuni clan calabresi. Voleva 200mila euro: se non li avesse avuti avrebbe scritto una lettera ai giornali raccontando la storia di Siena-Lazio. L’informazione su quella partita l’aveva avuta da una “fonte attendibile”. Come detto, Negro denuncia tutto. Così, il 20 ottobre scorso, il giorno fissato per la consegna dei soldi, all’appuntamento con gli estorsori in un bar del centro di Roma, si presentano gli uomini della Mobile. In arresto finiscono il sedicente “amico dei calabresi” (una piccola pedina della malavita romana) e il cognato di Francesco Dell’Anno (subito rilasciato perché incensurato), la cui posizione è ora al vaglio del pm Francesco Minisci e dell’aggiunto Pietro Saviotti.
«Non conosco nemmeno le regole della briscola e del tresette, figuriamoci se gioco per soldi – ha detto Negro qualche settimana fa, quando un articolo del Messaggero aveva anticipato parte del contenuto dell’inchiesta – ho sempre svolto la mia professione con passione, orgoglio, dignità e attaccamento alle maglie indossate e non tollero in alcun modo che si possa mettere in discussione la mia condotta». Nonostante le parole di Negro però qualche dubbio sul corretto svolgimento di quella gara gli investigatori ce l’hanno, eccome. E non solo per il cenno di Negro (autore di un gol all’86’, ma anche del fallo da rigore su Rocchi per il momentaneo pareggio della Lazio. Anche il primo gol del Siena fu su rigore, trasformato da Maccarone), ma anche perché hanno in mano una conversazione telefonica intercettata piuttosto eloquente. Da un capo del telefono, un personaggio misterioso che gli inquirenti identificano come un pezzo grosso. Dall’altra un altro pregiudicato: «Guarda che Negro c’entra eccome, a questo gli togliamo un sacco di soldi se non vuole casini».
2 dicembre 2011
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