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SPY Sport - di Adriano Stabile
marted́ 29 luglio 14 - 06:30


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Camorra e una partita truccata, Juve Stabia nella bufera: rischio processo per venti persone

Juve Stabia nella bufera per il seguito dell'inchiesta Golden Gol 2 che vede indagato il presidente della squadra giallo blu, Franco Manniello, dalla Direzione Distrettuale Antimafia. L'accusa è relativa alla presunta offerta di 50mila euro da parte di Manniello (insieme a Roberto Amodio, Francesco Avallone e Michele Scannapieco) ai calciatori rossoneri Biancone e Spadavecchia, per truccare il derby Juve Stabia-Sorrento del 5 aprile del 2009. Sono complessivamente 20 gli avvisi di chiusura delle indagini preliminari firmati dal pm della Dda Pierpaolo Filippelli per le persone coinvolte nell'inchiesta; tra loro, oltre a dirigenti ed ex dirigenti della Juve Stabia, figurano ovviamente i calciatori Vitangelo Spadavecchia e Cristian Biancone, accusati di avere accettato 50.000 euro per truccare la partita Sorrento-Juve Stabia del 2009.

Tra gli episodi ricostruiti dal pm c'è l'aggressione ai calciatori della Juve Stabia che, sconfitti per 1-0 a Pistoia, nel marzo del 2009 furono "circondati da decine di sedicenti tifosi, taluni dei quali travisati, e fatti oggetto di schiaffi, sputi, insulti e colpi di cinghia''. La procura indica tra i responsabili dell'episodio l'ex direttore generale della JuveStabia, Roberto Amodio, accusato anche di far parte del clan camorristico dei D'Alessandro, e i capi ultrà Francesco Avallone e Vincenzo Mirante. Questi ultimi due, su disposizione di Amodio, avrebbero costretto i giocatori ''contro la loro volontà a togliersi di dosso la maglia e le tute con i colori della squadra, rimanendo taluni degli stessi in mutande; ciò al duplice scopo di infliggere ai calciatori una pesante umiliazione e di minacciare gli stessi di ulteriori e più gravi rappresaglie in caso di nuove sconfitte''.

Ad Amodio e Avallone è contestato anche un altro gravissimo episodio di minaccia: ''I giocatori venivano minacciati di morte mediante lumini cimiteriali collocati sulla panchina della squadra e attraverso manifesti mortuari riportanti i nomi di ciascuno dei tesserati''. I calciatori furono inoltre costretti "ad effettuare l'allenamento senza indossare le maglie e letute con i colori della squadra''.

21 gennaio 2013




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