Caso Bettini: la Federciclismo lo difende, Fanini lo accusa Avvisare preventimente gli atleti di controlli a tutela della salute è «specifico compito del commissario tecnico». È quanto ribadisce in una nota la Federciclismo in merito alla notifica ricevuta dal ct azzurro Paolo Bettini di una richiesta di proroga del termine per le indagini preliminari da parte della procura della Repubblica di Padova. Bettini avrebbe avvertito un atleta di un imminente controllo prima dei Mondiali di Melbourne. La Fci specifica che si tratta di controlli di routine disposti dal medico federale secondo quanto previsto dalle norme sulla tutela della salute degli atleti e che perciò non sono nè controlli antidoping nè controlli a sorpresa. La federazione italiana «segnala che, in base alla normativa sanitaria federale attualmente in vigore tutti gli atleti convocati in nazionale in occasione dei raduni collegiali che precedono campionati mondiali, europei, olimpiadi, vengono sottoposti in via preventiva, prima dell'evento, a controlli ematici a tutela della salute».
«Trattasi - si legge nella nota - di controlli preventivi routinari, finalizzati a verificare il possesso di valori compresi in ambito fisiologico di alcuni parametri ematici (nello specifico ematocrito, emoglobina e reticolociti), effettuati da laboratori convenzionati con la Fci e secondo procedure sia di prelievo che di analisi perfettamente standardizzate».
«Con la nota diffusa dalla Federciclismo, ritengo chiarita la mia posizione nella vicenda». Così il ct Paolo Bettini commenta l'iniziativa della federciclismo che chiarisce, come già fatto ieri, la posizione del commissario tecnico nell'ambito dell'indagine patavina che vede Bettini indagato per abuso d'ufficio. «Aggiungo - spiega Bettini all'ANSA - che, ove si fosse trattato di un controllo antidoping anche a sorpresa in un raduno della nazionale, la procedura da applicarsi prevede anche in questa eventualità che il commissario tecnico, una volta che l'ispettore antidoping incaricato del controllo si presenti per una verifica, avvisi ogni singolo atleta affinché si presenti doverosamente e tempestivamente al controllo, anche al fine di facilitare l'operato dell'Ispettore stesso». Bettini sottolinea che «il mio intervento nei confronti degli atletinon può quindi che essere successivo all'avvio della procedura di verifica, non antecedente. Ringrazio la Federazione per avere immediatamente fatto chiarezza sul fatto e sulle procedure».
Il ct conclude: «Personalmente sono certo di avere agito professionalmente e rispettando le procedure. Precisata quindi la mia posizione, ovviamente a breve, qualora necessario, chiarirò serenamente la situazione anche con la Procura di Padova».
Non la pensa così Ivano Fanini, patron della squadra Amore e Vita, da anni in lotta contro il doping: «Per me nessuna sorpresa. Nel settembre 2008 dissi che a Bettini capitava spesso, quando era corridore, di sapere prima dei controlli antidoping e di avvisare le squadre che la sera, o la mattina dopo, dovevano essere sottoposte ai cosiddetti controlli a sorpresa. Ad esempio alla “Settimana di Coppi & Bartali 2006” Bettini avvisò, tra gli altri, anche corridori della mia squadra. E nel 2007 avevo svelato che Gasparotto era tra i corridori che si allenavano nei pressi di Saint Moritz (Svizzera), vicino alla casa del dottor Michele Ferrari (squalificato per doping), completamente vestiti di nero e con le bici senza marchi per non farsi riconoscere».
Bettini è indagato per abuso d'ufficio perchè - secondo l'accusa - avrebbe avvisato l'azzurro Enrico Gasparotto di un controllo al raduno pre-mondiale 2010 della nazionale. «Le ultime novità dell'inchiesta di Padova sono solo ulteriori prove di ciò che dicevo in tempi non sospetti - ha aggiunto Fanini - ma la cosa peggiore è l'atteggiamento della federazione che continua a usare due pesi e due misure. Ad Eugenio Bani (20enne promessa del ciclismo italiano trovato positivo quando era minorenne, n.d.r.) che con le sue coraggiose dichiarazioni ha contribuito alla sospensione inflitta dalla commissione disciplinare alla società per cui correva, per un regolamento assurdo, fatto appositamente per danneggiare proprio lui, viene impedito di passare professionista. Poi ci sono tanti corridori e tanti dirigenti a cui non viene fatto niente. Bettini è uno di questi».
Secca la replica: «Non risponde al vero ed è altamente lesivo della dignità, della professionalità e dell'immagine di Paolo Bettini quanto affermato dal signor Ivano Fanini, secondo quanto riportato dall'agenzia ANSA», afferma l'avvocato Claudio Salvagni, difensore del ct, in una nota affidata all'ANSA. «Conseguentemente, verrà immediatamente posta in essere ogni possibile attività, sia in sede civile che penale, volta alla miglior tutela dei diritti di Paolo Bettini. La gravità delle dichiarazioni di Ivano Fanini sono ritenute, oltre che diffamatorie, financo calunniose, con conseguenze incalcolabili per l'immagine pubblica di Bettini. Auspico che Fanini, senza ulteriore indugio, fornisca all'autorità giudiziaria competente ogni e qualunque prova che possa, anche solo in via ipotetica, avvalorare quanto inopinatamente dichiarato».
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