Caso Riccò, gli inquirenti alla ricerca di un medico che l'abbia aiutato Sono indirizzate nell'ambiente paramedico le indagini della procura di Modena, che sta cercando di capire chi possa aver aiutato il ciclista Riccardo Riccò a sottoporsi ad autotrasfusione. Sarebbe stato lo sportivo a confessare al medico, domenica mattina non appena arrivato all'ospedale in condizioni gravi, la pratica illecita. Per gli investigatori, però, è impossibile che Riccò abbia fatto tutto da solo.
L'autotrasfusione di sangue, infatti, anche se “fai da te” presuppone conoscenze mediche e l'utilizzo di apparecchiature specifiche. Il metodo “casareccio” di conservazione del sangue, posto per 25 giorni nel frigorifero di casa, indirizza la procura verso persone vicine al ciclista, ma comunque con conoscenze nell'ambito paramedico. Riccò potrebbe essere interrogato alla fine della prossima settimana, non come persona informata sui fatti. Si preannuncia l'iscrizione sul registro degli indagati per violazione della legge antidoping. Rischia anche l'accusa di frode sportiva. Le sue condizioni di salute sono in costante miglioramento.
11 febbraio 2011
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