Caso Sandri, non fu solo Spaccarotella a sparare? Il primo colpo non sarebbe stato esploso dall’agente Luigi Spaccarotella. È la prima, parziale verità che emerge nel processo per l’omicidio di Gabriele Sandri, il tifoso della Lazio ucciso l’11 novembre del 2007 da un colpo di pistola nell’area di servizio Badia al pino in provincia di Arezzo. Un amico di Sandri, sentito per primo in aula, non ha riconosciuto in Spaccarotella l’autore del primo sparo: quello in aria.
Il ragazzo, poco prima, era stato fermato dalla pattuglia della Polstrada per un controllo. Ha raccontato di aver notato un piccolo tafferuglio dall’altra parte dell’autostrada, dove c’erano Sandri e i suoi amici, e poi di aver visto un agente che sparava un colpo in aria. Ma quell’agente non era Spaccarotella. «Siamo partiti - ha detto, invece, il ragazzo seduto al lato passeggero nell’auto dove c’era Sandri -, poi ho sentito un rumore sordo e un mio amico seduto dietro accanto a Gabriele ha gridato “Gabriele stai male?”. Ho sentito un rantolo, mi sono voltato e ho visto il sangue scorrere dal collo di Gabriele».
Marco Turchetti, che era alla guida della Megane, ha raccontato di aver visto Spaccarotella impugnare l’arma a braccia tese e gambe divaricate. Ha spiegato che dopo l’incontro con i tifosi juventini, udendo la sirena si è diretto insieme agli amici verso la loro Megane, notando che dall’altra parte dell’autostrada c’era un agente che stava correndo. Turchetti è stato poi colpito dalla Mercedes su cui viaggiavano i tifosi juventini. «Mi sono alzato - ha raccontato - e mentre tornavo all’auto ho visto l’agente fermo. Poi - ha aggiunto - una volta messa in moto l’auto e dopo essere partito mi sono voltato di nuovo e ho visto l’agente a braccia tese e gambe divaricate». Racconti simili, concordi anche dagli altri due testimoni.
Poi è stata la volta dei poliziotti. Un ispettore di polizia, che ha svolto un primo sopralluogo sul posto, ha detto di avervi trovato due coltelli, un manico di ombrello, un ombrello rotto, una cintura, due biglie di metallo e alcuni sassi; mentre l’ispettore Alfio Motta ha dichiarato di aver preso in consegna le pistole utilizzate dalla pattuglia quella mattina e ha spiegato che avevano tutte i quindici colpi in dotazione: «Tranne quella di Spaccarotella alla quale mancavano due proiettili». Vestito con un abito nero, camicia bianca e cravatta scura, Spaccarotella ha assistito all’udienza senza mai voltarsi. Al suo ingresso si è diretto verso il banco guardando davanti a sé.
In aula era già entrato il fratello di Gabriele, Cristiano, che, quando l’agente gli è passato dietro, si è voltato seguendolo con lo sguardo. Giorgio, padre di “Gabbo”, ha appreso in aula la verità sugli ultimi istanti di vita di “Gabbo”. «Spaccarotella era posizionato, aspettava i ragazzi e ha sparato. Non sapevo che mi figlio era morto agonizzante».
25 marzo 2009
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