Caso Sandri, scontro tra famiglia e questura sui sassi trovati nelle tasche di Gabriele
«Non infangate il nome di Gabriele Sandri» è questo l’appello di Cristiano, il fratello del 28enne tifoso della Lazio ucciso domenica scorsa da un poliziotto in un autogrill sulla A1. La famiglia, assistita dai due legali, ha indetto quest’oggi a mezzogiorno una conferenza stampa per chiarire alcuni punti sulle indiscrezioni emerse nelle ultime ore. L’avvocato Luigi Conti torna sull’accusa di omicidio volontario nei confronti dell’agente Luigi Spaccarotella, da lui formulata sin dalle ore immediatamente successive alla morte di Gabriele: «So che era un'accusa pesante, ma essendo stato cinque ore lì con la scientifica, e avendo studiato la traiettoria del proiettile, ho capito che c'erano elementi per desumere la volontarietà dell'omicidio».
L’avvocato Coni per primo si è recato ad assistere ai rilievi della polizia scientifica presso l'autogrill di Badia al Pino dove è stato ucciso Gabriele Sandri. L’altro legale della famiglia Sandri, Michele Monaco ha invece attaccato il questore di Arezzo Vincenzo Giacobbe che, nella prima conferenza stampa indetta domenica dopo la morte di Gabriele, indubbiamente ha mentito: «Il dottor Giacobbe - ha affermato l'avvocato Monaco - ha mentito davanti alle telecamere. Ha detto bugie gravissime. Ha mentito, sapendo di mentire perché il fatto è successo alle 9 e alle 9.30 si sapeva già tutto di come era andata. L'informazione doveva essere immediata e corretta» ha sottolineato il legale della famiglia, che si costituirà parte civile al processo dell'omicidio del giovane tifoso laziale. Il questore Giacobbe parlò di due colpi sparati in aria, cosa poi smentita dai fatti.
Cristiano, il fratello di Gabriele, si appella nuovamente ai mezzi di informazione: «Non strumentalizzate la vicenda perché niente può cambiare quello che è avvenuto: e cioè che un poliziotto ha assassinato un uomo innocente, mio fratello. Non mi stancherò mai di ripetere che questa vicenda non ha nulla a che vedere con il calcio, gli ultras e il tifo violento. Quello che è accaduto è che un agente di polizia, tutore dell'ordine, si è sentito in diritto di tirare fuori dalla fondina la pistola e di sparare contro l'auto due proiettili uno dei quali ha raggiunto il collo di mio fratello. Che è stato assassinato, ammazzato».
Da qui l'appello di Cristiano: «Non accetto strumentalizzazioni secondo le quali si vuole lasciare intendere che mio fratello fosse legato in qualche modo alla tifoseria. Non vogliamo incrementare altra confusione su quello che sarà un aspetto prettamente processuale. Ma vi prego, non infangate il nome di mio fratello». Una difesa serrata quella che il fratello di Gabriele e gli avvocati fanno nel corso di tutta la conferenza. «Mio fratello era una persona per bene, e specchiata». A modo di vedere del fratello del tifoso laziale ucciso «le strumentalizzazioni sono state fatte anche a livello di istituzioni». In ogni caso Cristiano Sandri tiene a precisare che la morte del fratello non dovrà essere usata dai tifosi come occasione per fare violenze: «Questo tipo di violenze - ha detto in proposito - sono inammissibili».
Per quanto riguarda l’indiscrezione che Gabriele Sandri era stato diffidato è arrivata una precisazione del fratello: «Fu diffidato per due mesi, ma la questione fu archiviata – spiega Cristiano Sandri – la diffida arrivò nel 2002, ma il pm ha ritenuto di archiviare e il gip ha archiviato il procedimento». Qualche parola è stata riservata anche all'agente della Polizia Stradale che ha ucciso il fratello. Cristiano lascia da parte la rabbia: «Nessuno della nostra famiglia lo ha sentito - ha detto - penso che comunque arriverà anche il tempo del perdono».
Sulle notizie del ritrovamento di sassi nelle tasche del povero ragazzo ucciso nasce un contraddittorio con la Questura di Arezzo: «E' impossibile che Gabriele si sia mosso con sassi e bastoni – spiega Cristiano Sandri - l'unico oggetto contundente, forse, erano i suoi dischi». L’avvocato Michele Monaco poi precisa: «Che cosa si intende per sassi? - ha chiesto il legale - sono state trovate solo microformazioni calcaree. E non parliamo di sassi in termini offensivi». Pronta però è arrivata la replica ufficiosa della Questura: nelle tasche di Gabriele Sandri sono stati trovati due sassi e non delle microformazioni calcaree. Secondo fonti giudiziarie nelle tasche dei pantaloni del giovane tifoso laziale sono stati trovati due sassi, uno delle dimensioni di 8x6 cm e 3 centimetri di spessore, e l'altro di 4x4cm e 3 centimetri di spessore, sassi considerati atti ad offendere.
16 novembre 2007