Caso Sandri, Spaccarotella si difende: "E' stato un incidente"
«Un malaugurato incidente». Per la prima volta davanti alle telecamere l'agente di polizia Luigi Spaccarotella racconta la sua versione dei fatti. Racconta cosa è successo, secondo lui, quell'11 novembre 2007 alla stazione di servizio di Badia al Pino dell'A1, quando un colpo partito dalla sua pistola raggiunse e uccise il tifoso laziale Gabriele Sandri. Spaccarotella è stato rinviato a giudizio lo scorso 16 gennaio con l'accusa di omicidio volontario e dolo eventuale.
«Ho provato ad accendere la sirena - dice l'agente intervistato dal Tg2 - la mia versione è sempre stata una, quella che ho riferito al magistrato. E' stato un colpo accidentale, esploso mentre correvo. E' stato un malaugurato incidente». Ma perché invece di prendere la pistola non ha preso una penna per il numero di targa? «Perchè la penna non era certo capace di fermare delle persone che se le stavano dando di santa ragione», dice Spaccarotella, dicendo poi che la macchina sulla quale viaggiavano i tifosi «non si stava allontanando». Se tornasse indietro cosa rifarebbe? «Non rifarei quello che ha causato tutto questo».
E poi rivolge un messaggio alla famiglia Sandri. «Alla famiglia dico che sono molto dispiaciuto ma non volevo causare la morte di nessuno, nè del povero Gabriele. Io mi sento minacciato, la realtà degli ultras la conosciamo tutti e se sono di spalle in questa intervista un motivo ci sarà».
La risposta della famiglia Sandri non si fa attendere. «Rimaniamo interdetti di fronte a questa intervista - dice Cristiano, il fratello di Gabriele - il tempo del pentimento televisivo e della tesi dei colpi sparati accidentalmente in aria è passato. Ieri erano passati un anno e quattro mesi dalla morte di Gabriele e noi non abbiamo avuto mai il modo di sentirlo privatamente». Spaccarotella ha fatto sapere che oggi non rifarebbe più certe azioni. «Ci mancherebbe altro, una cosa simile non andrebbe mai fatta da parte di chi ha a disposizione un'arma per ragioni di adempimento del servizio pubblico».
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