Caso Valverde, nuove accuse al ciclista spagnolo: il verdetto a marzo Il Tas deciderà sul caso Valverde sulla base dei documenti presentati dalle parti. È questa la conclusione più importante della terza e ultima giornata del procedimento davanti al Tas del ciclista spagnolo, che conoscerà il giudizio del Tribunale di Losanna non prima di marzo. Il Presidente del Collegio, il belga Romano Subiotto, dopo una piccola riunione in camera di consiglio, ha emesso un primo verdetto, molto significativo.
Le schermaglie legali tra le parti infatti non avevano portato ad alcun accordo sulle prove, peraltro confermate anche dalle ultime testimonianze. Anche oggi infatti l'udienza è stata lunga, quasi otto ore che sommate a quelle dei giorni precedenti portano il totale a trenta. Una maratona processuale suddivisa tra gli oltre venti testimoni ascoltati e le arringhe delle parti coinvolte nel processo che sono rappresentate dagli avvocati di Valverde, del Coni, dell'Agenzia Mondiale Antidoping (Wada) e dell'Unione Ciclistica Internazionale (Uci).
L'ultimo teste, che ha chiesto l'anonimato al Collegio, ha confermato le dichiarazioni di Manzano producendo anche una nota della polizia spagnola che quando arrestò il dottor Fuentes trovò tra le sue carte una targhetta di un albergo col nome Valverde.
La gran parte dell'ultima giornata è stata caratterizzata dalle requisitorie delle parti. Gli avvocati di Valverde, Federico Cecconi e José Rodriguez, hanno insistito sul difetto di giurisdizione del Coni sull'atleta murciano e sulla liceità dell'acquisizione delle prove, concetti peraltro già espressi a Roma nel giudizio di primo grado davanti al Tribunale Nazionale Antidoping del Coni. Inoltre hanno ribadito l'innocenza di Valverde e il suo non coinvolgimento nell'Operacion Puerto, oltre a giudicare non valido il test del dna effettuato dalla polizia scientifica a Roma.
Dal canto loro, gli avvocati del Coni (Gabriele Bartolucci e Fabio Filocamo) hanno respinto al mittente tutte le eccezioni procedurali, ribadendo la validità delle norme sportive antidoping e delle leggi italiane. Per il Coni Valverde ha gareggiato in Italia nel periodo incriminato e quindi il provvedimento limitato all'inibizione sul territorio italiano rappresenta semplicemente una misura di prevenzione nel rispetto delle leggi italiane. In punta di diritto internazionale, i legali del Comitato Olimpico hanno poi spiegato come l'ordinanza del giudice spagnolo, che ordinò al Coni di non utilizzare le prove, non può essere valida in quanto mai notificata alla Procura della Repubblica di Roma, che è l'unica ad avere nella sua disponibilità i campioni di plasma prelevati a Barcellona tra quelli sequestrati nell'Operacion Puerto.
Anche l'Uci ha replicato ai legali di Valverde, garantendo sulla catena di custodia dei campioni di sangue in Spagna e ha attaccato l'atleta: «Non si può dare credito alle negazioni sistematiche di Valverde», ha concluso l'avvocato Verbiest. E la Wada ha concluso sostenendo che «i fatti e i diritti sono chiari così come le prova sono sicure e convincenti». A marzo si saprà se i giudici del Tas si sono convinti.
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