Ciclismo, controanalisi negative per Vania Rossi: niente doping Vania Rossi, fidanzata di Riccardo Riccò e campionessa azzurra di ciclocross positiva all'epo di ultima generazione Cera in un controllo del 10 gennaio scorso, è risultata invece "non positiva" alle controanalisi. Si tratta di un caso davvero raro, ma già successo in passato (accadde all'ex campionessa di atletica leggera Marion Jones e al portiere di calcio del Brescello Andrea Sardini). Nel campione B delle urine dell'atleta infatti «non sono stati rinvenuti i livelli minimi di Cera» spiega il comitato olimpico italiano «indispensabili a soddisfare i criteri dell'agenzia mondiale antidoping Wada».
Sia il primo test sia il secondo, come da procedura, sono stati validati e confermati dal laboratorio di Parigi Chatenay-Malabry che ha ideato il metodo per individuare l'epo e il Cera. Riccardo Riccò, fino a due anni fa grande speranza del ciclismo italiano, ha appena finito di scontare una lunga squalifica per essere stato trovato positivo proprio al Cera al Tour de France 2008.
Il caso tuttavia non è chiuso. A garantirlo è il capo della procura antidoping del Coni, Ettore Torri, che ha spiegato di essere intenzionato a «esaminare nei prossimi giorni la vicenda, anche con l'ausilio di propri esperti, per una valutazione completa ed eventuali provvedimenti».
LA SPIEGAZIONE DEL DIRETTORE DELL'ANTIDOPING DEL CONI
«Prima non lo sapevamo, ora sì e per questo abbiamo subito informato la Wada di una novità che ha evidenti connotati scientifici: nelle urine il Cera si degrada prima che nel sangue». Francesco Botrè è il direttore del laboratorio antidoping di Roma, oltre che uno dei massimi esperti a livello mondale: è lui che dopo avere riscontrato livelli di cera «significativi» nel campione A delle urine del test del 10 gennaio scorso di Vania Rossi, si è trovato di fronte in questi giorni una inattesa «non positività» in sede di controanalisi (tra l'altro è la prima volta che accade da quando è stato istituito il nuovo laboratorio antidoping).
«Ma questo - spiega Botrè - non significa che nel campione B, quello analizzato in questi giorni, il cera non ci fosse, anzi. Solo che non è sufficiente a soddisfare i parametri minimi richiesti dall'agenzia mondiale». È stato effettuato, d'intesa con la difesa dell'atleta, anche un ulteriore test, «ma nel relativo gel si è evidenziato un segnale seppur debole nella zona del Cera. Tutto questo indica un processo di degradazione del Cera in urina che, essendo risultato più rapido rispetto ad altri campioni positivi per la stessa sostanza, riduce l'intensità del segnale». Il laboratorio di Roma finora è stato l'unico al mondo a trovare il Cera nelle urine e nessuno aveva valutato i tempi di deterioramento nei campioni non ematici. «Infatti oggi la Wada mi ha ringraziato per l'immediato allerta, la vicenda verrà inserita nella casistica internazionale perchè episodi di questo genere non si ripetano».
2 aprile 2010
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