Ciclismo, Di Luca assolto dall'accusa di flebo proibite al Giro d'Italia
Il Giudice di ultima istanza del Coni in materia di doping ha assolto Danilo Di Luca dall'accusa di doping. Il ciclista abruzzese era stato deferito dopo che gli erano stati riscontrati valori anomali in seguito a un controllo a sorpresa effettuato al termine della tappa dello Zoncolan dell'ultimo Giro d'Italia.
L'ufficio di procura antidoping del Coni, nelle sue conclusioni, aveva chiesto la squalifica di due anni per il vincitore del Giro d'Italia 2007. ''Sangue e urine non possono essere manipolati - aveva spiegato l'avvocato Fabio Filocamo - chi lo fa commette un illecito, una scorrettezza, e dunque deve essere punito''.
I tre periti super partes nominati dal Coni, i professori Alfredo Pontecorvi (ordinario di endocrinologia dell'università Cattolica Agostino Gemelli di Roma), Vincenzo Toscano (direttore della cattedra di Endocrinologia della II Facoltà università di Roma) e Riccardo Lubrano (ricercatore di Nefrologia della I Facoltà dell'università La Sapienza di Roma), e chiamati a pronunciarsi sul caso relativo ai profili ormonali avevano presentato una doppia ipotesi: i bassi livelli steroidei riscontrati nelle urine del corridore sono dovuti a una diluizione "forte e rapida", non facendo riferimento esplicito all'infusione intravenosa, o a un'eventuale correzione errata dei livelli di concentrazione, operazione di laboratorio stabilita dalla Wada.
A questo punto la Procura Antidoping del Coni può fare ricorso al Tas di Losanna come ultimo grado di giudizio.
16 aprile 2008