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Ciclismo, Riccò confessa: "E' vero, ho fatto uso di Epo"

Tutti aspettavano una confessione e questa volta Riccardo Riccò non ha voluto improvvisare una sorpresa delle sue. Ieri l’ex ciclista della Saunier Duval ha ammesso di aver usato Epo di terza generazione, il Cera, durante il Tour de France, dove è stato trovato positivo dopo la crono di Cholet dell’8 luglio. L’emiliano è entrato alle 12, accompagnato dai propri avvocati, nella sede della procura antidoping del Coni a Roma, uscendone dopo circa due ore.

Nella successiva conferenza stampa il giovane scalatore ha confermato di essersi tolto un gran peso ammettendo l’uso della sostanza proibita: «Non chiedo niente, ho fatto quello che mi sentivo. E ora sto già meglio. Ho rifiutato le controanalisi e mi sono assunto le mie responsabilità, sono risultato positivo a due controlli». Riccò è entrato nei dettagli: «Dopo il Giro ero stanco di testa e fisicamente e ho preso questa sostanza. È stato un errore di gioventù».

Il ciclista nega però di aver ricevuto il farmaco da qualcuno dell’ambiente: «Ho trovato delle informazioni su internet. Sappiamo benissimo come, ma non mi ha consigliato nessuno. Se l'ho presa ero convinto di non rischiare, ovviamente. Perché l'ho fatto? Per il fascino del Tour, volevo fare bella figura anche lì». Il padre del ciclista, Rubino, interpellato dall’Agi, non crede però a questa verità: «Riccardo non sarebbe stato in grado di procurarsi da solo quella sostanza». Riccò rischia due anni di squalifica e la confessione probabilmente non gli permetterà sconti, perché una riduzione sarebbe stata possibile solo se il ciclista avesse fatto i nomi di chi gli ha fornito la sostanza dopante.

«Durante la corsa ho fatto un sacco di controlli, due sono risultati positivi, ma tutti avrebbero dovuto essere positivi. Evidentemente il metodo non è buono al 100 per cento perché il prodotto dura un mese». Dopo l’arresto l’italiano ha preferito non ammettere responsabilità davanti alla polizia francese: «Lì ho passato una notte in galera, ero frastornato. Aver ammesso adesso i miei sbagli penso comunque sia un bel gesto, mi spiace però per i miei tifosi per i quali adesso non sono più un modello. Un pensiero va anche alla mia squadra, mi scuso con i compagni che potrebbero avere perso il loro lavoro».

Uno dei punti critici per il corridore è proprio l’assunzione di sostanze anche in periodi precedenti, ma su questo Riccò non transige: «Il messaggio che voglio mandare a chi crede in me, però, è che prima del Tour ho sempre vinto con le mie gambe. Ora, però, non c'è molta voglia di tornare in sella. Non so se poi tornerò alle gare».

Oggi alle 12 la procura ascolterà l’ex compagno di squadra Leonardo Piepoli, licenziato anch’egli dalla Saunier Duval per comportamento non etico. Nell'udienza il pugliese dovrà “riferire in merito alle notizie a lui relative apparse sugli organi di informazione” sul suo presunto coinvolgimento nella vicenda di doping. Il lavoro dell’antidoping però non si ferma qui: su stessa richiesta dell’atleta, Marta Bastianelli, campionessa mondiale di ciclismo trovata positiva due giorni fa ad uno stimolante ed esclusa dalla squadra olimpica, sarà ascoltata il prossimo 5 agosto, sempre a Roma.

30 luglio 2008





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