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Da dicembre in attesa di giudizio quattro tifosi del Manchester United arrestati a Roma


Da quattro mesi sono in carcere in attesa del processo d’appello. Michael Jason Burke (26 anni), Kyle Dillon (24 anni), Lucas Nicholas Fenen (18 anni) e Richard Wimmer (39 anni) furono arrestati il 12 dicembre scorso a Roma dopo la partita di Champions League con il Manchester United. Secondo l’accusa - pm Catia Summaria - gli imputati facevano parte di un gruppo di 70 hooligans, peraltro già segnalati all’autorità italiana dalla polizia inglese, che, staccatisi dal grosso dei tifosi britannici ed armati di sassi e altri oggetti contundenti, si erano diretti verso un punto di raduno di romanisti per aggredirli.

I quattro furono condannati dai giudici della nona sezione penale del tribunale di Roma a pene superiori ai due anni di reclusione nella direttissima per rito abbreviato. Dal giorno dell’arresto hanno trascorso la prima parte della loro detenzione a Regina Coeli. Poi, per problemi di sovraffollamento, sono stati trasferiti in quattro diverse carceri: Velletri (Burke), Viterbo (Dillon), Cassino (Fenenn) e Frosinone.

Quattro mesi di detenzione, una misura cautelare che - rigettata dai giudici della nona sezione del tribunale - non è stata mai attenuata. «Si tratta sicuramente di un caso anomalo - commenta l’avvocato Michele Vaira, il penalista incaricato dal Manchester United di agire contro la polizia per gli episodi di violenza avvenuti all’Olimpico il 4 aprile 2007 - non tanto per i tempi, quanto per la misura applicata dai giudici. Tra un processo di primo grado e di appello possono passare anche più di 4 mesi, ma generalmente si tendono ad attenuare le esigenze cautelari».

«È un incubo - ha detto Burke, uno dei tifosi detenuti -. Se ci fossero state le telecamere, la mia innocenza si sarebbe chiarita da tempo. Al processo, con un avvocato che non parlava inglese, sono stato condannato a 2 anni e 5 mesi. Avevamo pensato di prendere un appartamento in affitto per aspettare ai domiciliari l’appello, ma sarebbe stato troppo dispendioso. Ora vorrei solo uscire libero da questa situazione».

L’allarme è stato lanciato ieri dal garante dei detenuti del Lazio, Angiolo Marroni. «Sta diventando un caso internazionale ed a ragione, vista la disparità di trattamento con gli italiani. Inoltre, si poteva evitare di trasferirli in diverse carceri del Lazio». «Nell’ultimo anno - commenta Marroni - il calcio italiano ha contato tre morti, per non parlare dei feriti e dei danni causati dagli ultras. Una settimana fa l’Uefa ha messo sotto osservazione l’Olimpico per i ripetuti episodi di violenza. Per combattere tutto questo i tifosi del Manchester sono da 4 mesi in carcere, mentre chi solo 72 ore fa ha messo a ferro e fuoco stadi e città e picchiato forze dell’ordine, tifosi e calciatori avversari è già a casa».

Ad originare la presa di posizione la notizia degli scontri di domenica scorsa sui campi di serie C e D e, in particolare, la vicenda di un tifoso campano che, fingendosi invalido, ha colpito con la stampella un agente e un tifoso avversario. Per lui in arrivo solo una denuncia e il Daspo.

9 aprile 2008



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