Delio Rossi rischia grosso: voleva un Lecce morbido contro la Lazio
Sembra proprio che Delio Rossi e il suo presidente Lotito non parlavano di mercato nella telefonata che è costata il deferimento all’allenatore della Lazio. «Noi dobbiamo intavolare delle trattative con il Lecce perché abbiamo bisogno che vengano abbastanza ammorbiditi quà a giocare». E' quanto dice Rossi nella conversazione telefonica del 17 aprile 2006 con il presidente della Lazio Claudio Lotito, conversazione costata il deferimento al tecnico biancoceleste da parte della Procura federale della Figc.
L'oggetto dell'accusa verte su una intercettazione tra Rossi e Lotito nella quale il tecnico chiede al presidente di fare in modo che i dirigenti del Lecce vengano ammorbiditi in occasione della gara di campionato che si sarebbe disputata da lì a poco contro i salentini all'Olimpico. La Lazio poi vinse 1-0. Per l'accusa c'era stato un tentativo di Rossi di influenzare il risultato della partita, il club biancoceleste e il tecnico sostengono invece di aver soltanto parlato di mercato, e di “ammorbidimento” del Lecce per l'affare Ledesma.
Durante la telefonata si sente Lotito chiedere al suo tecnico se il Lecce ce la farà a salvarsi. «Non ce la fanno a salvarsi - risponde Rossi - però li ho già allenati, sono una buona squadra, e se decidono di giocare ti possono creare dei problemi. Quindi se vengono già rassegnati è meglio, perlomeno intavoliamo una trattativa, quindi vedono che possono fare degli affari, non dovrebbero venire con il dente avvelenato».
«Li chiamo io - dice ancora Lotito - . Chiamo il presidente e l'amministratore delegato. Li chiamo, ci parlo un attimo». Infine, Lotito parla di mercato con il suo tecnico: «Adesso devo chiamarli perché voglio fare il punto per capire pure che devono fare con questi giocatori, soprattutto Ledesma» conclude il numero uno biancoceleste. Per questa vicenda la Lazio è stata anche deferita per responsabilità oggettiva.
26 ottobre 2007