Doping, chiesti 12 anni di squalifica per il ciclista Riccò Riccò rischia l'addio definitivo al ciclismo. La richiesta di 12 anni di squalifica avanzata oggi nei suoi confronti dalla Procura antidoping è stata presentata il giorno dopo le ultime rivelazioni sulla vicenda, secondo le quali il corridore avrebbe dichiarato agli investigatori del Coni di aver effettuato un'autotrasfusione di una soluzione ferrosa prescritta da un medico. Riccò avrebbe negato di aver fatto ricorso all'autoemotrasfusione.
Il ciclista avrebbe effettuato l'operazione da solo, lo scorso febbraio, nelle propria abitazione per poi accusare il malore che lo aveva fatto ricoverare d'urgenza prima all'Ospedale di Pavullo, poi in quello di Modena. Sulla condotta del ventottenne di Formigine (Modena) è anche aperta un'inchiesta della Procura di Modena. Presto Riccò sarà ascoltato dal pm Pasquale Mazzei, che sta per chiudere l'indagine. L'ipotesi dell'autoemotrasfusione emerse subito dopo il ricovero. Il medico del pronto soccorso dell'ospedale di Pavullo (Modena) dichiarò che il corridore aveva confessato di essersi praticato una autoemotrasfusione con sangue conservato in frigorifero per 25 giorni. Tale pratica è espressamente vietata dalle normative antidoping fin dal 1985.
Riccò deve fare i conti con una precedente squalifica per doping che aggrava la sua posizione in quanto recidivo. Nel 2008 risultò positivo al Cera, l'eritropoietina di ultima generazione, al Tour de France. La scoperta fece scalpore, perché il ciclista aveva appena vinto due tappe della Grande Boucle, e si chiuse con una squalifica a 20 mesi. Riccò tornò alle gare nel 2010, prima con la Ceramica Flaminia e poi con la squadra belga Vacansoleil, conquistando anche qualche vittoria.La stagione 2011 doveva essere quella del ritorno al top, ma quel sabato di febbraio ha cambiato tutto. Pochi giorni dopo la Vacansoleil lo sospese.
A maggio il corridore ebbe contatti con Ivano Fanini, patron di Amore e Vita Conad, per tentare un rientro, ma la cosa non ebbe seguito anche perchè a giugno fu sospeso prima dalla Federciclismo, con un atto «a difesa della sua salute», poi dal Tribunale nazionale antidoping del Coni, per violazione della normativa sul doping, con un provvedimento valido in tutto il mondo.12 ottobre 2011
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