Doping, il ciclista Beltran condannato a pagare i danni alla sua squadra La lotta al doping? Passa (anche) dal portafogli. In estrema sintesi è questo il senso di una sentenza epocale, ancorché di primo grado. Quella che il Collegio Arbitrale della Federciclismo ha emesso nei confronti di Manuel “Triki” Beltràn, citato in giudizio dalla Liquigas Sport. Nel 2008, in pieno Tour de France, lo spagnolo era stato sospeso per una positività all'Epo (che ha portato alla squalifica di due anni) e la società per la quale correva è gli ha fatto causa esigendo un risarcimento per procurato danno d'immagine.
E, per ora, ha avuto ragione in pieno, visto che è stata accolta in toto anche la richiesta di 100 mila euro presentata dal collegio difensivo della Liquigas. Che ora esulta: «Siamo molto soddisfatti per questa decisione - afferma il presidente, Paolo Dal Lago - che ci riconosce come vittima dell’incoscienza e dell’irresponsabilità di un’atleta. La decisione di intentare causa contro Beltràn, con tutti gli oneri del caso, è nata innanzitutto dalla volontà di lanciare un segnale forte contro coloro che distruggono il ciclismo e siamo convinti che sia un precedente importante nell’annosa battaglia per tutelare l’etica sportiva». Oggi un ciclista che si dopa deve restituire il 70% dell'ultimo stipendio, ma qui si va anche oltre. Beltran potrà ricorrere, intanto ha perso.
29 marzo 2010
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