Doping nelle palestre, i carabinieri indagano sulla morte di un culturista bergamasco
Gli inquirenti vogliono vederci chiaro sul decesso di Bruno Bugnotto, 34enne culturista bergamasco, trovato morto il 20 ottobre nel soggiorno della sua casa a Grassobbio, in provincia di Bergamo. Durante i primi rilevamenti nell'abitazione i carabinieri di Zanica hanno infatti trovato diversi flaconi di integratori vitaminici e antiossidanti. Si ipotizza che l'uso di sostanze dopanti possa avere causato la morte dell'uomo, che di professione faceva l'imbianchino, ma che da anni era un appassionato culturista. Di certo si sa solo che è morto per arresto cardiocircolatorio, cosa non usuale in un uomo di 34 anni.
Per saperne di più si dovrà tuttavia attendere l'esito dell'esame tossicologico dei campioni di tessuto prelevati durante l'autopsia del culturista, disposta dal pubblico ministero Maria Esposito per far luce sul decesso di Bugnotto. I risultati dovrebbero arrivare tra un paio di mesi. In attesa di avere conferme sul fronte scientifico, i carabinieri hanno avviato una serie di accertamenti nell'ambito delle strutture sportive che il culturista frequentava quotidianamente.
Per ora nel registro degli indagati c'è una persona, la cui identità non è nota, ma sono al vaglio le posizioni anhce di altre persone. Le attenzioni dei militari agli ordini del maresciallo Bruno Tanieli si sono concentrate in particolare su una palestra dove, martedì 30 ottobre, sono stati trovati e sequestrati dei flaconi di caffeina del tutto simili a quelli che c'erano in casa di Bugnotto. Dopo la palestra, i carabinieri hanno esteso la perquisizione anche all'abitazione di un quarantenne bergamasco, sulla cui identità i militari hanno mantenuto il più stretto riserbo in attesa dello sviluppo delle indagini, ma che potrebbe essere il titolare o il gestore della stessa struttura sportiva dove è scattato il blitz. Nella sua abitazione sono stati scoperti parecchi altri flaconi di varie sostanze da assumere per via intramuscolare.
Tra questi il Winstrol, lo stanozolo, il mesterolone, diuretici e caffeina; si parla anche di sostanze che i veterinari somministrano ai cavalli. Molte delle confezioni riportano un'etichetta con testi non in italiano, dunque i carabinieri ipotizzano che la provenienza delle sostanze sia straniera.
«Che le sostanze fossero vietate - ha spiegato il capitano Domenico Cristaldi, comandante della compagnia dei carabinieri di Bergamo - è confermato dal fatto che alcune fiale, compresse e capsule le abbiamo trovate chiuse in una scatola in plastica che l'indagato aveva nascosto "attaccandola" sotto il tavolo di casa, dopo aver applicato una calamita». Amminoacidi, siringhe, fiale e integratori, molti dei quali risultati non commercializzabili in Italia e probabilmente comprati sul mercato nero o via internet, sono stati posti sotto sequestro dai militari.
1 novembre 2007