Doping, ridotta a 4 anni la squalifica a Da Ros: Lascio ugualmente il ciclismo Il Tribunale arbitrale dello sport (Tas) di Losanna ha parzialmente accolto il ricorso del ciclista italiano Gianni Da Ros, riducendo la sua squalifica da 20 a 4 anni. Il corridore, all'epoca dei fatti nella Liquigas, era stato arrestato l'11 marzo 2009 dai Nas nell'ambito di un'inchiesta su un traffico di sostanze dopanti. Il Tribunale nazionale antidoping (Tna) del Coni, in data 23 novembre 2009, lo aveva squalificato per 20 anni per violazione degli articoli 2.2 (uso o tentato uso di una sostanza vietata o di un metodo proibito), 2.6 (possesso di sostanze vietate e metodi proibiti), 2.7 (traffico illegale di sostanze vietate e metodi proibiti) e 2.8 (somministrazione o tentata somministrazione ad atleti di una sostanza vietata o di un metodo proibito) del Codice mondiale antidoping.
I guai per Da Ros, che ha annunciato il ritiro dall'attività agonistica, non sono finiti. Il 6 ottobre dovrà presentarsi al tribunale di Milano per la prima udienza del procedimento penale nei suoi confronti mentre la Liquigas potrebbe richiedere i danni d’immagine. Il corridore di Nave di Fontanafredda, 24 anni il prossimo 26 agosto, era finito nella maxi-inchiesta della Guardia di Finanza denominata “Muscoli & doping”, che aveva coinvolto un’ottantina di persone nel Norditalia fra i quali gli ex compagni di squadra Marcello Bertolo e Albino Corazzin e il cicloamatore sacilese Davide Lucato, a seguito dell'intercettazione di telefonate e sms fra l'estate e l'autunno del 2008 quando Da Ros era dilettante nel Team 2000 di Tezze di Vazzola.
L'11 marzo 2009 l'atleta, che nel frattempo era diventato professionista con la Liquigas, era stato arrestato mentre si trovava in ritiro con la nazionale italiana della pista a Tencarola, nel Padovano. La sua carcerazione a San Vittore, in cella con delinquenti comuni, era durata quattro giorni prima del rilascio. Sospeso e poi licenziato dalla Liquigas, il 23 novembre 2009 era stato squalificato per 20 anni dal tribunale nazionale antidoping con una sentenza senza precedenti. L'unica possibilità per Da Ros, già pluricampione italiano su pista, di rientrare alle corse consisteva nel convincere il Tas a ridurgli la squalifica a due anni: avendo già scontato quasi un anno e mezzo dal 12 marzo del 2009, gli sarebbero rimasti ancora poco più di sei mesi di stop. A questo puntava il suo collegio difensivo che lo scorso 21 dicembre si è rivolto al Tas (il tribunale arbitrale dello sport).
«Appendo la bicicletta al chiodo - ha dichiarato Gianni Da Ros dopo aver appreso la notizia - il Tas ha applicato la pena minima per i tre capi d'imputazione che ha inteso mantenere, ma con quattro anni di squalifica per me si chiude ogni possibilità di ritornare a correre. Sono contento per il fatto che il Tas mi abbia tolto quell’etichetta di criminale che mi era stata affibbiata, ma mi dispiace che non mi abbia creduto per quanto riguarda l'uso e il tentato uso. La vita, comunque, va avanti, non c'è solo il ciclismo. Il prossimo anno punto a laurearmi in ingegneria chimica all'università di Padova».
Come è accaduto con lo spagnolo Manuel Beltran, ora che la sentenza sportiva ai danni di Da Ros è definitiva, la Liquigas Sport potrebbe rivalersi dal punto di vista economico sul suo ex tesserato per i danni d’immagine. «Stiamo valutando cosa fare assieme ai nostri legali - ha annunciato il team manager Roberto Amadio - mi fa piacere che il Tas abbia ridotto la squalifica a Gianni, 20 anni mi sembravano veramente un'esagerazione. La nostra posizione verso chi sbaglia non è cambiata, ma stiamo studiando la situazione di Da Ros, un caso molto diverso da quello di Beltran».
17 agosto 2010
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