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Doping, udienza fiume per il caso Valverde: 12 ore davanti al Tas

È durata 12 ore la prima udienza davanti al Tribunale arbitrale dello sport (Tas) sul caso del ciclista Alejandro Valverde. Lo spagnolo ha presentato appello contro la sentenza del Tribunale nazionale antidoping del Coni che l'11 maggio scorso lo aveva squalificato per due anni da qualsiasi competizione sul territorio italiano. Sono previste altre due giornate di udienze.

Il Collegio del Tas ha respinto le osservazioni dei legali ed ha deciso di proseguire il processo. Inoltre il presidente del Collegio, il belga Romano Subiotto (gli altri «arbitri» sono il tedesco Ullrich Haas e l'italiano Ruggiero Stincardini) ha spiegato che in base all'articolo 58 del regolamento del Tas il procedimento si svolgerà secondo la legge e le norme sportive antidoping italiane, perchè il provvedimento di inibizione di due anni per Valverde è stato emesso in Italia. Respinte invece le richieste dell'Unione Ciclistica Internazionale (Uci) e dell'Agenzia Mondiale Antidoping (Wada) che volevano l'estensione su base mondiale dei due anni. Per il Tas dovranno essere Uci e Wada, eventualmente, a prendere in autonomia tale provvedimento.

Per il Procuratore capo antidoping del Coni Ettore Torri, che ha tenuto una dura requisitoria, «la nostra indagine è stata compiuta in perfetta sintonia con la Procura della Repubblica di Roma. Auspico che anche in futuro possano esserci questi scambi positivi se si vuole lottare contro il doping. La collaborazione è un sistema che consiglio a tutti, soprattutto all'autorità spagnola, che finora, sia sotto il profilo giuridico, sia su quello sportivo è stata piuttosto carente».

La conclusione di Torri è stata decisa: «Signori arbitri, vi chiedo di giudicare in serenità ma non dimenticate mai due concetti: la legge è uguale per tutti e Valverde è un dopato». Torri ha poi chiarito le sue frasi: «Valverde deve essere giudicato al pari di Basso e di altri corridori che sono stati squalificati per l'Operacion Puerto e non sottrarsi come ha cercato di fare finora. Inoltre Valverde è un dopato perchè le norme antidoping equiparano il tentativo all'utilizzo di metodi proibiti. E Valverde - ha rilevato Torri - aveva affidato il suo sangue al dottor Fuentes».

Tra i sette testimoni, sono stati ascoltati anche il capitano della Guardia Civil spagnola Gomez Bastida, che ha condotto dal primo momento le indagini sull'Operacion Puerto: «Come ho scritto nel mio rapporto 116 - ha affermato - durante le operazioni abbiamo trovato in frigorifero sacche di sangue, di plasma e di sangue concentrato». Anche il capitano dei Nas Angelo Lano e il maresciallo Renzo Ferrante, incaricati dal pm di Roma Ferraro di andare a prelevare i campioni di plasma nel laboratorio di Barcellona, hanno confermato che tutte le procedure sono state eseguite correttamente.

L'ematologa Tiziana Sansolini, che aveva effettuato invece il controllo antidoping nei confronti di Valverde (con prelievo di sangue) a Prato Nevoso, durante il passaggio in Italia del Tour de France, ha ribadito che l'atleta non aveva opposto alcuna osservazione alle procedure eseguite.

Nel finale della prima giornata, l'audizione dell'ex segretario della Federciclismo spagnola Eugenio Bermudez, incalzato dalle domande dell'avvocato difensore della Wada. «È vero che il corridore spagnolo Manzano nel 2004 le portò una scatola contenente fiale, supposte e altri prodotti dopanti e voi non l'avete preso in considerazione?». Alla sua risposta affermativa, l'avvocato della Wada è sbottato: «Ho fatto questa domanda per contestare la credibilità della Federciclismo spagnola». Domani si replica. E tra i testimoni citati dalla Wada spunta proprio l'ex ciclista professionista spagnolo Jesus Manzano. Ci sarà anche il direttore del Laboratorio Antidoping di Roma, Francesco Botrè.

12 gennaio 2010





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