Dopo 7 anni è iniziato il processo per i passaporti falsi dell'Udinese
Con i tempi biblici della giustizia italiana si è aperto ieri, davanti al giudice monocratico di Udine Daniele Faleschini, il processo per i falsi passaporti portoghesi di due calciatori brasiliani dell'Udinese. L'inchiesta era stata avviata dalla Procura della repubblica di Udine nel 2000 sui casi di Jorge Amaral De Castro ''Jorginho'' e Fabio Junior Pereira, all'epoca in forza alla squadra bianconera.
Oltre ai due calciatori sono imputati Gino Pozzo, figlio del patron friulano Giampaolo, e Sigfrido Marcatti, ex segretario generale della società. Pozzo e Pereira sono accusati di ricettazione, Amaral e Marcatti di ricettazione e falso, per aver indotto in errore i funzionari della Questura di Udine, che sulla base di documenti falsi concessero loro i permessi di soggiorno. Nell'inchiesta era stato coinvolto anche un terzo giocatore brasiliano, Silva Sos Santos Warley, il cui reato è stato però dichiarato prescritto.
Secondo la difesa, invece, non ci sarebbe stata consapevolezza da parte dei giocatori di avere documenti falsi; a produrli sarebbero stati i procuratori dei calciatori, per poter vendere i campioni al miglior prezzo e aggirare il limite di tre giocatori non comunitari impiegabili. Ieri sono stati sentiti alcuni testi del Pm, tra cui l'agente dei carabinieri che acquisì in Polonia gli atti d'indagine dell'autorità doganale locale alla vigilia della partita di Uefa Polonia Varsavia-Udinese del settembre 2000. L'udienza è stata aggiornata al 22 gennaio prossimo.
8 novembre 2007