Dopo il caso di doping nel tiro a segno la Ferrari si difende
Si difende Liliana Ferrari, la tiratrice a segno della sezione di Udine risultata positiva all'esame antidoping in occasione dei campionati italiani a 300 metri, ospitati lo scorso 15 settembre dal poligono di Tolmezzo. Triestina, 45 anni di età, docente di Storia della chiesa alla Università degli studi del capoluogo giuliano, Ferrari si dedica per pura passione al tiro a segno ormai da 25 anni.
Raramente le è capitato di distinguersi nelle gare in cui è stata impegnata. Rivela di somministrarsi, quotidianamente, alcune gocce di timololo (betabloccante per cui è risultata positiva all'antidoping), necessario a curare un problema agli occhi. «Al momento del controllo antidoping - spiega la Ferrari - avevo avvertito gli ispettori Coni che assumo simile farmaco. Mi è stato replicato che ne esistono altri, i quali non costituiscono doping. Ma il mio oculista si è espresso in termini differenti, suggerendomi di proseguire con il Timololo».
Non se la prende, Liliana Ferrari. Ammette solo: «Mi spiacerebbe perdere il posto guadagnato agli italiani e ancor più essere squalificata per un periodo».
12 ottobre 2007