Ecco cosa diceva Adriano Lombardi: "Ci facevano flebo e iniezioni"
Il giorno dopo la morte di Adriano Lombardi, ex calciatore ucciso dal Morbo di Lou Gehrig, è il momento delle riflessioni e delle analisi. Lombardi ebbe modo di raccontare la sua malattia e alcuni aspetti oscuri della sua carriera nel corso di un’intervista pubblicata nel libro Palla avvelenata di Fabrizio Calzia e Massimiliano Castellani.
Il discorso partì dall’inchiesta del Procuratore di Torino Guariniello sull’alta incidenza del Morbo di Gehrig sui calciatori: «Guariniello punta anche sugli antidolorifici – spiegò Lombardi – ma io ne avrò presi sì e no una volta. Grazie a Dio ho subito pochissimi infortuni durante la mia carriera, tanto che ho giocato circa 500 partite. Se poi mi chiedono se ho fatto delle flebo, se contenevano degli zuccheri, o se parliamo della corteccia surrenale assunta dopo le partite per recuperare, allora sì, questo è avvenuto».
E’ sicuro che non si trattasse di altro? «Non ho la certezza assoluta. In realtà sono tranquillo anche perché se mi avessero dato qualcosa che non andava bene, roba di doping tanto per intenderci, con l’esperienza che avevo a fine carriera me ne sarei accorto e avrei protestato […]. Se dovessero dirmi che la mia malattia dipende dalle cose che ho preso, ma parlerei di comunque di farmaci e non di doping, sarei il primo a essere felice: vorrebbe dire aver trovato la causa e, forse, poter guarire».
[…] Per tornare ai farmaci lei ha parlato di corteccia surrenale e di zuccheri. «Sì, flebo di zuccheri al sabato prima delle gare per aiutarti a superare la fatica. Devo dire che se lo scopo era quello, servivano a poco, chissà, forse avevano un effetto placebo. Sta di fatto che non avvertivo effetti particolari».
[…] E la corteccia surrenale? «Ci facevano iniezioni dopo la partita, oppure il lunedì o il martedì per favorire il recupero. Qualche volta che la somministravano anche via flebo, ma non c’era nulla di strano o di nuovo. Tutte le squadre, all’epoca, facevano queste cose. […] Posso dire che all’epoca il Cortex era molto comune, un ricostituente che davano anche ai bambini».
1 dicembre 2007