Gazzoni fa ancora rivelazioni: plusvalenze truccate e scambi artificiosi "Eppur si muove". Giuseppe Gazzoni Frascara, l’ex patron del Bologna, dal cui esposto per doping amministrativo alla magistratura romana è nata l’inchiesta sui falsi in bilancio, continua a seguire con interesse la vicenda che ieri ha portato alla richiesta di rinvio a giudizio per Inter e Milan, e rafforzare il fascicolo già aperto in federcalcio. "Prendo atto molto positivamente dell’iniziativa del Procuratore della Figc Palazzi - dice Gazzoni - e mi auguro che possa concretizzarsi con un atto di giustizia. Sebbene resto convinto che la vera partita su calciopoli si giochi a Napoli".
Interpellato dal Quotidiano Nazionale, Gazzoni ricorda come era prassi consolidata il fatto di creare plusvalenze fasulle e come i controlli "finivano sempre a tarallucci e vino". Da proprietario del Bologna Gazzoni Frascara conosceva da vicino la tecnica delle plusvalenze fasulle: "Vi racconto solo l’episodio più divertente - dice nell'intervista al Quotidiano Nazionale - un giorno un dirigente del Napoli piuttosto noto mi dice che ho al collo una bella cravatta e io per cortesia gli dico che anche la sua non è affatto male. E lui: sai che le nostre due belle cravatte potrebbero valere settecentocinquanta milioni? Erano lire, comunque soldoni. Mi spiega come avremmo dovuto scambiarci le cravatte e io gli dico no grazie".
Gazzoni sostiene di essere uno dei pochi a non essere caduto in tentazione nel truccare i bilanci: "Forse sono stato l’unico - dice con decisione - gli anni ruggenti furono quelli dei giocatori che correvano sull’asse Lazio-Parma. Crespo ceduto per centodieci miliardi e tante altre operazioni chiaramente gonfiate. Il Palermo e la Roma si scambiavano giovani a raffica e tutti a spalmare gli ingaggi degli sconosciuti comperati a prezzo stellare. Poi, con la spalmatura quasi trentennale dei debiti della Lazio con l’Erario, è diventato evasione di stato. E adesso danno la caccia ai grandi evasori: buffo, vero?".
Gazzoni ha lasciato il mondo del calcio sbattendo la porta, ma ha ancora qualcosa da dire: "Certo non mi dolgo di essere uscito da questo mondo - chiude l'ex presidente del Bologna - ma sarei curioso di sapere bene com’è stato ceduto e ricomperato il terreno di Vinovo, dove oggi lavora la Juventus". Ai posteri, e forse ai giudici, l'ardua sentenza...
25 settembre 2007
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