Giudizio rinviato su Di Luca, ma la Procura Antidoping è convinta della colpevolezza
Tutto rimandato al 16 aprile e al giudizio di una commissione di periti super partes, ma l'accusa, per usare le parole dell'avvocato Fabio Filocamo, membro della procura antidoping, «è seria, precisa e concreta». Danilo Di Luca, vincitore dell’ultimo Giro d'Italia, avrebbe operato «una manipolazione fisiologica corporea con infusione di plasma» tra il primo controllo effettuato dopo la tappa dello Zoncolan del 30 maggio 2007 e un secondo test a sorpresa effettuato a distanza di tre ore nella sua camera d'albergo.
Nel mirino il «calo dei valori steroidei» riscontrato dal dottor Francesco Botrè, direttore del laboratorio antidoping di Roma, secondo il quale tale «chiara atipicità» non può «escludere il ricorso dell’atleta a pratiche proibite».
La difesa giustifica tali anomalie con l’assunzione di acqua in grande quantità, tesi suffragata da perizie di parte. La replica dell’accusa è chiara: «Dalle relazioni risulta – ha spiegato Filocamo - che Di Luca ha bevuto al massimo due litri nei 15 minuti trascorsi dal momento dell'annuncio del controllo all'effettuazione dello stesso. E nelle tre ore precedenti, come detto dallo stesso atleta, ne avrebbe bevuto al massimo mezzo litro». Secondo la procura l’acqua bevuta dall’atleta nell’ultimo quarto d’ora non è sufficiente a spiegare l’alterazione dei valori ormonali. In così poco tempo l’organismo non sarebbe in grado di assimilare tutti quei liquidi.
Vista la complessità della materia il Giudice di ultima istanza ha deciso di nominare tre periti super partes, convocando una nuova udienza per il 16 aprile. Nei confronti Di Luca resta la richiesta di due anni di squalifica.
1 aprile 2008