Il dramma di Borgonovo: un altro calciatore colpito dal Morbo di Gehrig
Il Morbo di Lou Gehrig ha colpito ancora un ex calciatore. La drammatica rivelazione è stata fatta a Sky ieri sera: Stefano Borgonovo, ex centravanti di Como, Fiorentina e Milan, è affetto da Sla, sclerosi laterale amiotrofica. E’ stato lo stesso Borgonovo, che in carriera ha giocato anche 3 partite in nazionale, a raccontare il proprio dramma: «Io, Stefano Borgonovo, sono malato di Sla. Ho aperto una fondazione per aiutare chi è nelle mie condizioni. Voglio trovare soldi per la ricerca: magari salta fuori la penicillina del 2008. Io amo troppo il calcio e mi rifiuto di pensare che la mia è una malattia del calcio. Anzi, se potessi, scenderei in campo, in cortile o all'oratorio e andrei a giocare».
Da circa un anno e mezzo si sapeva della malattia di Borgonovo, ma l’ex calciatore non voleva che la sua storia venisse raccontata. Finché Massimo Mauro, che anni fa ha creato con Gianluca Vialli una fondazione che raccoglie denaro per la lotta alla malattia, e il dottor Mario Melazzini, presidente dell’Aisla, l’associazione che in Italia aiuta le famiglie colpite dalla Sla, hanno convinto Borgonovo ad aprirsi e raccontare la malattia a Sky.
La terribile scoperta è avvenuta tre anni fa, nell’ottobre 2005. Borgonovo iniziò ad avere problemi nel parlare e gli esami clinici svelarono all’ex campione, che oggi ha 44 anni, la verità. «Io pensai a un ictus, poi un neurologo ci mise di fronte alla realtà» dice Chantal Borgonovo, moglie di Stefano. La Sla, è una malattia degenerativa del sistema nervoso centrale a decorso progressivo. Pian piano chi ne è affetto perde la capacità di usare i muscoli, muoversi, deglutire fino alla morte che generalmente sopravviene quando si blocca anche la respirazione. Per ora non esistono cure per la Sla, ma i farmaci possono rallentare il decorso degenerativo.
Oggi Borgonovo non riesce più a parlare. E’ tracheotomizzato e si esprime con un sintetizzatore vocale, al computer. Parla con gli occhi: i suoi sguardi comandano un mouse e tramite un software le lettere indicate vengono trasformate in voce. La speranza di farcela, nonostante i precedenti luttuosi, non manca: la ricerca va avanti e un giorno potrebbe essere trovata una cura per il Morbo di Gehrig. «E’ un lottatore – dice la signora Chantal - lo è sempre stato. Dura? È molto peggio che dura. Però io sono convinta che per noi non sia finita. Viviamo giorno per giorno. Il futuro non è segnato».
L'ALLARME DEL PM GUARINIELLO: "TROPPI CASI DI SLA NEL CALCIO"
«Tra i calciatori professionisti c'è un eccesso di mortalità per Sla. Si muore sei volte di più rispetto alla popolazione generale». Lo ha detto il magistrato torinese Raffaele Guariniello, che da anni sta svolgendo indagini per verificare l'esistenza di legami tra il calcio e la malattia, nota anche come Morbo di Gehrig. «Abbiamo fatto un confronto con ciclisti e giocatori di pallacanestro - ha aggiunto - oltre che sui giocatori di rugby, e tra questi finora non si è registrato alcun caso di Sla».
Difficile quindi che la causa della malattia, come in molti avevano ipotizzato, possa essere ricondotta all’uso di farmaci o doping. Probabile che la correlazione tra pallone e morbo di Gehrig sia dovuta a un insieme di cause: traumi a gambe e testa, abuso di anti-infiammatori, sforzi eccessivi in allenamenti e partite, contatti con pesticidi usati per i campi da gioco, predisposizione genetica. Secondo Guariniello nel calcio «sembrerebbe esserci qualche fattore specifico». Tre le ipotesi su cui la magistratura sta lavorando ci sono, come spiega il magistrato, «l'uso di sostanze dopanti, i microtraumi e l'uso di sostanze tossiche per il mantenimento dei campi di gioco».
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