Il fratello di Gabriele Sandri vuole giustizia: "Manca chiarezza nelle indagini"
A tre mesi dall'uccisione di Gabriele Sandri, il fratello Cristiano tira un bilancio sullo stato delle indagini e critica l'operato degli inquirenti: «Mi aspettavo più chiarezza – dice Cristiano Sandri - è coinvolto un poliziotto, per cui si è cercato in qualche modo di coprire il tutto fin quando possibile», denuncia in un'intervista radiofonica.
Cristiano Sandri ribadisce, inoltre, che la sua famiglia intende rilanciare la richiesta di giustizia per Gabriele attraverso la fondazione a lui intitolata, che cercherà di «contribuire allo studio della violenza nella società».
La Fondazione Sandri è nata qualche giorno fa con il patrocinio del Comune di Roma: «Ci occuperemo di violenza a 360 gradi – spiega Cristiano Sandri - con persone esperte nei vari settori che andremo a trattare. In quanto fondazione raccoglieremo dei fondi per beneficenza da devolvere alle diverse strutture che di volta in volta ci verranno proposte e individuate. Sappiamo che non sarà facile, dovremmo impegnarci con solerzia e professionalità, vogliamo ripristinare quei valori che la nostra società ha perduto e forse lo sport può ancora veicolare, come la lealtà, la solidarietà e l’amore. Tutto nel nome di Gabriele, perché questo era mio fratello, così viveva».
MOZIONE AL COMUNE DI ROMA PER EVITARE DEPISTAGGI NELL'INCHIESTA
"Il Comune di Roma si impegna a farsi portavoce nei confronti della magistratura di un'inderogabile esigenza di giustizia e diffida chiunque a porre in atto atteggiamenti di inquinamento probatorio e di indebita tutela nei confronti del responsabile, posto che dai più alti settori della Polizia di Stato sono venute invece rassicurazioni sul fatto che chi ha sbagliato deve pagare". E' quanto si legge nella mozione presentata questa mattina in Campidoglio dai consiglieri Alessandro Cochi, Luca Gramazio e Marco Visconti di Alleanza Nazionale, Giulio Pelonzi e Maurizio Policastro del Partito Democratico e Gianluca Quadrana della Rosa nel Pugno, alla presenza di Giorgio e Cristiano Sandri, padre e fratello di Gabriele.
Anche in questa occasione Cristiano Sandri ha ribadito la volontà di giustizia: «Attendo in modo spasmodico la celebrazione di questo processo. La maggior parte degli italiani ci è stata vicina nel nostro dolore e ha compreso l'insensatezza e l'inaccettabilità di quello che è successo a mio fratello. Se quel poliziotto, anziché estrarre l'arma e mettersi a sparare, avesse tirato fuori penna e taccuino per prendere il numero di targa avrebbe fatto sicuramente meglio. Aldilà del fatto se la pallottola sia stata deviata o meno, resta che, come dovrebbe essere confermato dai periti, l'agente ha sparato con il braccio teso, per cui si tratta di omicidio volontario. Un'imputazione che non dev'essere assolutamente cambiata. Questo non riporterà in vita mio fratello, ma almeno così gli verrà resa quella giustizia terrena che gli è dovuta».
11 febbraio 2008