Il procuratore antidoping Torri: "Gli atleti non collaborano"
“Non ho mai detto che insabbiavano tutto. Non mi riferivo a cose nascoste nei cassetti. Quando ho parlato di insabbiamento, volevo dire casi di archiviazione e non di cose messe nei cassetti per nasconderle. Ho fatto riferimento a casi di federazioni minori che non aprivano procedimenti o li conducevano in maniera blanda”.
Il procuratore antidoping del Coni Ettore Torri precisa il senso di alcune dichiarazioni rilasciate nel corso del convegno I diritti dello spettatore sportivo del 25 giugno. “Quando parlavo di situazione fallimentare mi riferivo al blocco totale della collaborazione degli atleti. E' vero che il personale della Procura è numericamente scarso, ma il presidente Petrucci sta operando per migliorare la situazione, sta anche pensando a usare la collaborazione dei Nas. Non ho mai detto che insabbiavano tutto... mi sono reso conto che non devo più parlare...”.
I giornali di stamattina avevano dato risalto alle dichiarazioni di Ettore Torri che, nel convegno tenutosi a Roma, nel circolo Canottieri Roma, si era praticamente sfogato parlando della situazione attuale nella lotta al doping in Italia: “Mi sono trovato tra capo e collo questa gatta da pelare, trovandomi di fronte una situazione fallimentare, con molti casi insabbiati in qualsiasi modo. Poi c'è stato il caso Basso, che ha avuto un certo clamore: il caso era stato archiviato dalla Procura, ma mi è parso che sarebbe dovuto andare così. Ho riaperto l'indagine e Basso è stato squalificato per due anni. Ora ci sono altre cause in corso che porteranno ad altre condanne”.
“Quello che ho notato – aveva detto Torri nel corso del convegno - è che lo zelo accusatorio non piace alla gente. Lo spettatore credo non voglia che l'atleta sia limitato nella sua attività. Il desiderio dello spettatore è di vedere l'impresa e allo stesso modo la pensano tutti gli altri: dirigenti, sponsor e anche medici dei team. sono tutti più contenti se si possono fare i loro loschi affari”.
26 giugno 2007