Il tifoso della Juve ferito è fuori pericolo: si cercano i tre aggressori
La paura è passata per il tifoso juventino colpito mercoledì sera da alcuni bolognesi dopo la partita Bologna-Juventus di Serie A. Sono arrivate le parole rassicuranti su M.D.V., finito in ospedale dopo aver ricevuto un colpo di pietra alla testa. «Come in tutti i traumi cranici è meglio attendere 24 ore e mantenere la riserva sulla prognosi», ha spiegato con tutte la cautele del caso Giovanni Gordini, il medico responsabile della rianimazione dell'ospedale Maggiore di Bologna. L'aggredito comunque non è in pericolo di vita. Ma poteva finire ben peggio di così dopo quell'aggressione folle a poche decine di metri dallo stadio Dall'Ara. M.D.V., 44 anni, modenese era arrivato a Bologna col figlio sedicenne, un amico e coetaneo del ragazzo e dopo la vittoria stava tornando lungo la strada che costeggia il cimitero monumentale per raggiungere la propria automobile.
Il figlio aveva una sciarpa bianconera al collo e questo è bastato. «Togliti quella sciarpa», gli ha gridato uno che impugnava una bandiera del Bologna. E alla risposta negativa del ragazzo lo ha minacciato: «Ora ci penso io». Poco dopo sono comparsi altri due giovani, intervenuti a breve distanza di tempo. Prima uno ha strappato la sciarpa dal collo del sedicenne, ed è stato inseguito e bloccato dal padre. Poco dopo un terzo ultras ha aggredito l'uomo alle spalle, colpendolo alla fronte con una pietra. Gli investigatori della Digos e il Pm Lucia Musti hanno avviato le indagini per identificare gli autori del fatto.
Ai due sedicenni, per ora unici testimoni, verranno anche mostrati i filmati delle telecamere interne del Dall'Ara, per verificare se tra gli ultrà nella curva, molti dei quali sono conosciuti, ci fossero gli aggressori. Ma chi ha colpito potrebbe essere estraneo al tifo organizzato e questo complicherebbe le ricerche. Il figlio di M.D.V. ha raccontato che chi lo ha aggredito non sarebbe stato un ragazzo ma, all'apparenza, avrebbe avuto 35-40 anni. E ha aggiunto un altro particolare agghiacciante: dopo che il padre era stato colpito, svenendo, in tre gli sono andati addosso colpendolo a calci. «Da Raciti in poi non è cambiato niente», ha detto la moglie del ferito facendo un parallelo con la vicenda dell'ispettore di polizia ucciso durante gli scontri di Catania-Palermo del 2 febbraio 2007.
30 ottobre 2008