In diminuzione gli episodi di razzismo negli stadi italiani: lo rivela uno studio
Nel calcio italiano diminuiscono gli episodi di razzismo da parte dei tifosi. In due anni, gli episodi registrati negli stadi italiani sono stati 134. Lo rileva il rapporto Attacco antirazzista 2007 sui campionati 2005-2006 e 2006-2007, presentato oggi a Milano. Alcuni sono episodi di razzismo indiretto o di propaganda, messi in atto a prescindere da ciò che accade in campo; altri episodi sono invece di razzismo diretto, che ha come vittime i calciatori in campo, diversi per colore della pelle, religione e origine.
La serie A, spiega il rapporto, è in assoluto il campionato con il maggior numero di episodi registrati (razzismo di propaganda); ma il fenomeno è in netta diminuzione: da 37 nel 2005-06 a 13 nel 2006-07. Per la serie B, da 26 a 12. In serie C1 e C2, in due anni, c'è stato un aumento, da 3 a 10 per la C1 e da 10 a 14 per la C2.
Le ammende per episodi di discriminazione razziale versate alla Lega Calcio hanno raggiunto le 600 mila euro (300 mila per stagione); 33 gli episodi registrati di striscioni razzisti (24 nel campionato 2005-2006 e 9 in quello 2006-2007; 45 le squadre che hanno avuto almeno un calciatore insultato con i "buu" razzisti; 42 le tifoserie che nelle ultime due stagioni si sono rese responsabili di episodi di razzismo; 7 gli episodi di razzismo messi in atto da tesserati; 94 gli episodi di "buu" razzisti.
"Sono molti - sottolinea una nota dell'associazione - i tifosi razzisti che colpiti dal provvedimento di divieto di assistere a competizioni sportive frequentano le curve e le tribune dei campionati minori".
Il rapporto nasce dalla "diminuzione della sensibilità verso il problema del razzismo nel calcio", dichiara Mauro Valeri, curatore del rapporto Attacco antirazzista 2007, che rileva come in Italia contro il razzismo ci sono state pochissime iniziative".
29 ottobre 2007