Inchiesta sul doping in Austria, indagati 31 atleti di tutta Europa
Il tribunale di Vienna ha aperto un’indagine su una vicenda di doping ematico che riguarderebbe 16 atleti austriaci e 15 stranieri (di cui 10 tedeschi) fra cui campioni olimpici e campioni del mondo. L'ipotesi di accusa è frode al sistema assicurativo che copre le malattie dal momento che in Austria non esiste una legge che punisce il doping.
Secondo la denuncia che ha fatto partire l'inchiesta, fin dal 2000 tre medici austriaci avevano organizzato un sistema di trasfusioni autologhe presso l'ospedale di Linz e la Humanplasma di Vienna, clinica già messa sotto accusa dalla Wada. Gli atleti grazie alla prescrizione medica ottenevano perfino il rimborso per il denaro pagato per i prelievi, lo stoccaggio del sangue e la reinfusione. Il sangue veniva trasportato da compiacenti corrieri e reinfuso nei luoghi delle competizioni.
Secondo le informazioni trapelate gli atleti indagati sarebbero Christoph Suman (Austria, biathlon), Daniel Mesotitsch (Austria, biathlon), Ludwig Gredler (Austria, biathlon), Katrin Apel (Germania, biathlon), Martina Glagow (Germania, biathlon), Andrea Henkel (Germania, biathlon), Sven Fischer (Germania, biathlon), Michael Greis (Germania, biathlon), Alexander Wolf (Germania, biathlon), Daniel Graf (Germania, biathlon), Michael Rösch (Germania, biathlon), Michael Rasmussen (Danimarca, ciclismo), Denis Mentchow (Russia, ciclismo), Michael Boogerd (Olanda, ciclismo), Joost Posthuma (Olanda, ciclismo), Pieter Weening (Austrlia, ciclismo), Georg Totschnig (Austria, ciclismo), Martin Pröll (Austria, mezzofondo). Come persone informate dei fatti ci sarebbero Stephan Eberharter (Austria, sci alpino) e Mirna Jukic (Austria, nuoto).
Il direttore tecnico della nazionale di sci austriaca Hans Pum ha parlato di “modo criminale” di agire da parte dei mezzi di informazione che hanno sparso la notizia. Anche dalla Germania stanno arrivando indignate smentite: «Siamo certi al 100% che i nostri atleti non hanno niente a che fare con la vicenda» ha detto Stefan Schwarzbach, portavoce della federazione sci tedesca ricordando che tre settimane fa gli atleti hanno firmato davanti a un avvocato una dichiarazione d'onore «nella quale garantiscono di non aver mai avuto rapporti con questo laboratorio».
17 febbraio 2008