Jaksche vuota il sacco: "Faccio uso di doping da dieci anni"
Joerg Jaksche vuota il sacco: sono stati resi noti infatti parte dei contenuti dell'intervista che il ciclista ha concesso al settimanale Der Spiegel in uscita oggi. Jaksche ha confessato di aver fatto uso sistematico del doping dal 1997. ''Sono io Bella" racconta il ciclista vincitore della Parigi-Nizza nel 2004 e secondo nella Tirreno-Adriatico dello scorso anno facendo riferimento a uno dei nomi in codice che compaiono nel dossier relativo all'inchiesta spagnola che ha al centro il dottor Eufemiano Fuentes, la cosiddetta Operacion Puerto.
Jaksche racconta i suoi dieci anni da professionista con il doping: "Ho cominciato a fare l'epo nel giugno del 1997 ero passato professionista con la Polti, una squadra italiana e poi ho continuato. Nel 1998 (l'anno del famoso scandalo Festina, n.d.r.) durante il Tour de France qualcuno ebbe l'idea di nascondere l'epo in un aspirapolvere portatile a doppio fondo, che avevamo con noi nel nostro camion. Alla fin fine il nostro sponsor, Polti, fabbricava piccoli elettrodomestici, no? Lì dentro furono nascoste qualcosa come 10.000 fiale di epo. Tutti sapevano tutto. Il patron della squadra, Gianluigi Stanga, sapeva tutto. Era al corrente delle pratiche. Voleva vedere cosa andasse bene per me".
Il ciclista tedesco punta perciò l'indice su Gian Luigi Stanga, oggi team manager della Milram di Petacchi. "Si tratta di accuse farneticanti - replica Stanga - Jaksche era neo professionista quando è stato mio corridore, il primo anno era militare e non parlava una parola di italiano e il mio tedesco allora come oggi era nullo. L'accusa, falsa e gravissima, è anche inverosimile: non è mio costume interferire nelle questioni di ordine medico. Non so perché Jaksche dopo dieci anni tiri fuori queste menzogne".
Nella sua intervista Jaksche si sofferma anche sulle sostanze usate: "Che cosa prendevamo? Epo, ormone della crescita e cortisone. Per dieci anni". Jaksche poi parla del suo coinvolgimento nell'Operacion Puerto e ammette di essere stato cliente di Fuentes e che una delle sacche di sangue sequestrate dalla magistratura è sua, sotto il nome di Bella.
Inquietante lo scenario dipinto da Jaksche quando era in squadra alla Once, tra il 2001 e il 2003: "Ero completamente nelle mani dei medici e non so neppure dire cosa ci facessero esattamente. Io offrivo semplicemente il mio braccio e lasciavo fare. E' possibile che mi abbiano somministrato il programma completo. Non lo sapevo e non lo volevo sapere".
02 luglio 2007