L'accusa della Federciclismo mondiale: l'Operacion Puerto rischia di naufragare
L’inchiesta della magistratura spagnola Operacion Puerto, che ha “scoperchiato la pentola” del doping ematico nel ciclismo, rischia di arenarsi e portare a un nulla di fatto. Per questo motivo Pat McQuaid, presidente dell’Uci (Unione ciclistica internazionale) va all’attacco: «Le autorità spagnole non vogliono lottare contro il doping - ha detto McQuaid all'agenzia Dpa - ormai ho perso la speranza e non credo che verrà mai fatta chiarezza sull'Operacion Puerto».
McQuaid non si ferma: «Valverde? Sappiamo che il numero 18 (negli elenchi del medico Fuentes, n.d.r.) è lui, ma nei suoi confronti c’è stato troppo lassismo. Ora le carte sono passate ad un altro giudice, ma questa situazione può andare avanti per mesi. Se poi aggiungiamo tutte le festività che si osservano in Spagna. Le autorità spagnole non ci aiuteranno e mi riferisco anche a quelle giudiziarie. Mi hanno detto che, recentemente, i ciclisti spagnoli hanno presentato con successo un ricorso: non sono obbligati a essere reperibili per i controlli antidoping. In quel paese non si vuol lottare contro il doping».
McQuaid chiude con un'allusione, forse relativa al mondo del calcio: «Tutti conosciamo le voci relative ad altri sport coinvolti nell'Operacion Puerto, non si parla solo di ciclismo. Ho perso la speranza, ma non avrei problemi ad incontrare il segretario allo Sport spagnolo Jaime Lissavetzky, magari a Madrid, tra il 15 e il 17 novembre, quando si terrà una conferenza mondiale sul doping».
30 ottobre 2007